“Vorrei incontrarmi tra vent’anni”: speranze, e il domani visto dai ragazzi della scuola superiore

25.06.2018 – 11.32 – Quante volte abbiamo sentito pronunciare espressioni del tipo: “non ci sono più i giovani di una volta” ma anche “sti giovani no i ga ideali”. Molte sono le statistiche che fanno a gara nel portare dati a favore di questi pensieri più o meno diffusi. E i fatti di cronaca non fanno che rafforzare tutto ciò.
Scrivere allora di ragazzi che hanno ideali, che credono in un futuro è andare in controtendenza. E di giovani così ce ne sono ancora. Ci sono ancora giovani impegnati, disposti al sacrificio pur di raggiungere il proprio obiettivo, giovani che inseguono un ideale. Scrivere di cose belle però non fa notizia, non cattura i Like, molto meglio i gossip. Ma noi ci vogliamo provare ad andare controcorrente e scrivere di cose belle, che ancora ci sono ma spesso troppo coperte da mucchi di immondizia.

Abbiamo fatto un esperimento con un gruppo di adolescenti di una scuola superiore di Trieste e abbiamo chiesto loro di scrivere un tema, partendo da questo incipit: “Vorrei incontrarmi tra vent’anni”. Quello che ne è uscito ha sorpreso un po’ tutti perché le visioni erano estremamente positive.
Alla lettura di questi testi i docenti si sono sbizzarriti: “I ragazzi sono ancora troppo piccoli per avere una visione negativa della vita”, ma anche “hanno scritto cose positive ma non le pensavano veramente” (i più disfattisti), ma c’è anche chi ha detto: “preoccupanti queste visioni”.

Riportare tutti gli scritti non è fattibile ma anche solo alcuni stralci possono rendere l’idea di quello che i ragazzi pensano e provano. Non vale certo come statistica ma serve solo a prova del fatto che il bello e il buono esistono ancora.
Così scrive Francesca: “Ho trentacinque anni, sono una psicologa e lavoro a Trieste. Ho un bambino di due anni e mezzo e sono sposata da circa 5 anni. Prima di sposarmi vivevo a casa di mia mamma, sempre a Trieste, con due fratelli più piccoli di me. I miei genitori si sono separati quando avevo quindici anni. A quell’età ho imparato che nella vita ci sono dei momenti brutti come: sentire i litigi dei miei dietro la porta, e dei momenti belli come ricevere un regalo dal proprio innamorato.
Sono stati dei tempi molto brutti e continuano ancora ad esserci. Ma ora io so come affrontarli. Invece di andare in camera mia a piangere e ad urlare mi alzo in piedi e mi difendo sempre come faceva mia mamma.”

Ed ecco Maria: “Ho sempre cercato inutilmente la felicità nelle esperienze più sbagliate e difficili da controllare, quando invece mi bastava stare nella cameretta rosa di mia figlia, cullarla dolcemente e perdermi nei suoi occhi color celeste, chiari e limpidi come un cielo di primavera.
Non avrei mai immaginato di stare ore e ore ad annusare il suo incantevole profumo di crema, a ridere quando la vedevo scappare a gattoni con i muffin appena sfornati.
Dopo numerosi sbagli ho trovato la mia strada, quella che mi ha portata ad avere ogni giorno gli occhi colmi dalla gioia, due occhiaie profonde causate dalle notti insonni che passo a tranquillizzare la mia piccola, ma anche tanta voglia di vivere e affrontare il mio futuro, tenendomi stretta la mia famiglia”.
Ma c’è anche Sofia: “Siamo nel 2038 e oggi il 5 giugno compio 35 anni. Lavoro come maestra d’asilo nido a Muggia vicino alla scuola elementare De Amicis.
Quando finisco di lavorare, verso le 16:30, passo a prendere mia figlia alle elementari per portarla a ginnastica, poi me ne torno a casa e passo un po’ di tempo nel mio studio a suonare la batteria.
Abbiamo voluto condividere con voi queste testimonianze per aprire un piccolo spiraglio di speranza: ci sono ancora giovani pieni di voglia di vivere e desiderosi di mettersi alla prova.”

La responsabilità che abbiamo nei loro confronti, come punto di riferimento, come adulti ai quali guardare, è grande: non possiamo deluderli.