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venerdì, 2 Dicembre 2022

Victor Hugo in Centrale Idrodinamica: prove de “I Miserabili”, di Franco Però

16.04.2018 – 10.48 – Un nuovo progetto per un vecchio porto: lo spazio della Centrale Idrodinamica ospita da fine marzo le prove de “I Miserabili” di Victor Hugo, spettacolo che andrà in scena nell’adattamento di Luca Doninelli, per la regia di Franco Però, con Franco Branciaroli nel ruolo di Jean Valjean e con un eccellente cast d’interpreti composto dalla Compagnia del Teatro Stabile. La Centrale Idrodinamica, completamente restaurata, era rimasta chiusa al pubblico dall’estate dell’anno scorso, alla conclusione della mostra “Trieste, il suo porto e la ferrovia meridionale: 160 anni (1857-2017)”.

Lo spettacolo – che si avvarrà delle scene di Domenico Franchi, dei costumi di Andrea Viotti, delle luci di Cesare Agoni e delle musiche di Antonio Di Pofi – inaugurerà la stagione 2018-2019 dello Stabile regionale: sarà quindi in programma al Politeama Rossetti ad ottobre, prima tappa di una lunga tournée che toccherà le maggiori piazze italiane. Ma il debutto nazionale de “I Miserabili” è già prossimo: va in scena infatti il 25 aprile a Napoli, al Teatro Mercadante, e a maggio a Brescia, ed è a tutti gli effetti un inedito molto atteso nel panorama del teatro italiano.

Fervono dunque le prove alla Centrale Idrodinamica, dove giovedì 12 aprile alle ore 15 – alla presenza di Serena Tonel, Assessore ai Teatri del Comune di Trieste, del presidente del Teatro Stabile Sergio Pacor, e del direttore e regista Franco Però – la stampa è stata chiamata ad assistere a una presentazione del progetto e ad una tranche di prove (le scene iniziali).

Tutti – i creatori e gli attori – affrontano questo progetto con grande emozione: portare “I Miserabili” su un placoscenico è infatti un’impresa sicuramente temeraria, e si trema davanti a «millecinquecento pagine – ha sottolineato Luca Doninelli, che ha accettato la sfida dell’adattamento – che appartengono non solo alla storia della letteratura, ma del genere umano, come l’Odissea, la Divina Commedia, il Don Chisciotte o Guerra e Pace».

L’idea nasce da Franco Però: «Un’importante induzione verso questa scelta – spiega – viene dal momento che stiamo vivendo nelle società occidentali, dove si assiste all’inesorabile ampliarsi della forbice fra i “molto ricchi” e i “molto poveri”, fra abbienti e diseredati. Dopo anni in cui, attraverso la drammaturgia, abbiamo indagato il microcosmo della famiglia, apriamo ora lo sguardo al macrocosmo della società. C’è un’altra considerazione: il pubblico, a teatro, sembra sempre più attratto da operazioni legate alla narrativa. La narrativa sulla scena è un medium che permette anche di attrarre fasce non abituate a frequentare le platee, trattando argomenti dal valore universale… Naturale dunque guardare ai grandi romanzi. Poi subentrano le passioni, le vicinanze culturali che ognuno possiede. Io ho sempre frequentato soprattutto la letteratura francese, accanto a quella mitteleuropea: da qui “I Miserabili”, che – concordo con il recente parere di un critico francese – è forse il romanzo più famoso che esista in occidente, ma che pochissimi hanno letto per intero, tanto è imponente».

È però anche un’opera capace di parlare al nostro tempo: «Non c’è stata una di queste prove – evidenzia il regista – in cui per sistemare una battuta, per cercare una parola non ci si sia imbattuti in concetti universali, pensieri che toccano il mondo di oggi, la nostra società, il pensiero francese di questi momenti… L’alto giorno mi suonava strana la battuta di uno dei giovani rivoluzionari e ho riguardato il romanzo, certo che ci fosse stato qualche aggiustamento drammaturgico: sembrava scritta nel ’68. Invece Doninelli aveva preso esattamente la frase di Hugo, che continua a stupirci e impressionarci per queste sue assonanze con l’attualità, per la capacità di affrontare temi diversissimi, di mettere assieme momenti alti e momenti bassi (questa è un’altra sua grandezza. “I Miserabili” – conclude – è veramente un fiume in piena di cui noi restituiremo un’onda o poco più»

«Ogni personaggio – osserva Però – è quasi protagonista di un proprio romanzo all’interno de “I Miserabili”, ogni attore ha un ruolo fondamentale: mi è sembrato giusto partire dagli otto attori della Compagnia Stabile, strumento prezioso del nostro Teatro, poi ho integrato il cast con alcuni altri attori tutti di qualità… e poi esiste Jean Valjean. Un personaggio “monstre” che aveva bisogno di un attore altrettanto “monstre”: Franco Branciaroli. Diverse ragioni mi hanno indirizzato a lui, oltre al piacere di “incontrarlo” finalmente sulla scena: certo mi ha favorito sapere che aveva già collaborato con lo Stabile e con chi mi ha preceduto in un bellissimo “Galileo”, poi mi hanno colpito alcune sue dimostrazioni di generosità nel recente passato, e naturalmente ho ammirato la sua carriera, i lavori con Ronconi… Ho messo in rapporto la sua bravura, la sua generosità e la sua capacità di essere “fuori dalle regole”, fuori dagli schemi… com’è Jean Valjean che è tutto: un santo e anche un vero galeotto. E poi avviene l’incontro e speri che le cose vadano bene. E sta andando bene: sono colpito dall’atteggiamento di Franco Branciaroli, dalla sua disponibilità, l’impegno, il pudore e la sensibilità con cui propone e suggerisce… Branciaroli è un grande “strumento”, la quintessenza dello strumento, uno dei rari attori che si mette completamente a disposizione del lavoro. Lo devo ringraziare anche per l’incontro con Doninelli, scrittore che ha accettato la sfida dell’adattamento teatrale del romanzo».

La scena che verrà rappresentata in anteprima in prova, alla stampa, presenterà proprio le battute iniziali di Jean Valjean, sulla scenografia in buona parte già montata dello spettacolo: un’opportunità fondamentale che grazie alla disponibilità dell’ampia sala della Centrale Idrodinamica – assicurata dal Comune – rende particolarmente efficaci le prove. La scenografia firmata da Domenico Franchi – un artista di grande esperienza e scuola, che è scenografo e pittore – ha saputo coniugare una necessaria astrazione, alla concretezza della materia. È dominata da tre elementi che sembrano una rivisitazione degli antichi periaktoi, che si muoveranno sempre offrendo la possibilità di continui mutamenti di scena e di sfondo. E si è intuito poi, che rimanderanno all’immagine di libri di cui gli attori apriranno e muoveranno pagine diverse, attraversando il grande romanzo di Hugo ed il suo mondo, basso e alto, tragico e mutevole.

Di seguito la distribuzione dei ruoli. Franco Branciaroli (Jean Valjean), Alessandro Albertin (Vescovo Myriel/Gillesnormand), Silvia Altrui (Cosette bambina/Gavroche), Filippo Borghi (Marius), Federica De Benedittis (Cosette adulta), Emanuele Fortunati (Courfeyrac/Montparnasse), Ester Galazzi (Fantine/Baptistine), Andrea Germani (Enjolras/Gueleumer), Riccardo Maranzana (Thenardier), Francesco Migliaccio (Javert), Jacopo Morra (Combeferre/Babet), Maria Grazia Plos (Madame Thenardier/ Magloire), Valentina Violo (Eponine).

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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