14.2 C
Trieste
domenica, 25 Settembre 2022

Emiliano Edera, “Cittadini per Bolzonello”: l’importanza delle cose fatte come traccia per il futuro

Ci avviciniamo all’appuntamento del 29 aprile, per le elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia, con numerosi interrogativi e ancora molte incognite, prima delle quali la formulazione del governo. Le difficoltà del centrosinistra in questo momento politico non sono, però, un’incognita: qual è stata la vostra risposta?

Abbiamo tenuto conto, com’era d’obbligo, del risultato delle elezioni nazionali. Hanno visto chiaramente un centrosinistra in difficoltà, di fatto diventato la terza coalizione a livello nazionale. Va sottolineato anche però che le elezioni regionali, essendo amministrative, possono portare a risultati diversi: basti pensare all’esempio del risultato politico del Lazio, in cui Zingaretti, candidato del centrosinistra, ha vinto, ed è stato un segnale importante. Io rappresento un movimento civico, “Cittadini per Bolzonello”, con dimensione esclusivamente territoriale e regionale: siamo convinti di poter portare valore ed è per questo che abbiamo lavorato in queste settimane.

In che modo?

Soprattutto attraverso quella che sento anche come mia priorità: l’ascolto reale delle persone, del cittadino. La vicinanza alle piccole e medie imprese attraverso il contatto sul territorio, faccia a faccia, un contatto legato a una politica di concretezza.

I punti più importanti?

Mi piace partire sempre da cose che sono state fatte, e parto dall’abolizione delle province e del vitalizio dei consiglieri regionali. Ricordo il bando regionale frutto della riforma per il rilancio delle imprese, che ha finanziato con 34,3 milioni di Euro i progetti di innovazione tecnologica e gli investimenti delle piccole e medie imprese. Più di 300 domande sono state finanziate: tutte. Ed è la prima volta. Il sostegno che abbiamo dato ha effettivamente aumentato la competitività delle imprese e avuto riflessi positivi sull’occupazione. Un altro tema al quale sono particolarmente vicino è quello dello sport. Abbiamo collaborato proficuamente con le associazioni sportive dilettantistiche: c’è stata grande attenzione per l’impiantistica sportiva, per le manutenzioni ordinarie e straordinarie: quasi 17 milioni di Euro investiti. La nostra regione è una fra le più vicine in Italia al sostegno alle manifestazioni sportive: lo sport non è solo competizione, è anche salute, e vorrei ricordare il progetto “Movimento in 3S” in collaborazione con il CONI e con le scuole. E poi, il piano straordinario per l’edilizia scolastica, di 170 milioni di Euro: proprio per quanto riguarda la scuola, noi vorremmo che il Friuli Venezia Giulia potesse ottenere un’autonomia ancora maggiore, sul modello di quella del Trentino Alto Adige, valorizzando lo statuto speciale della nostra regione. Il turismo: attraverso Promoturismo, che ha promosso il turismo regionale, ma anche attraverso i bandi che hanno permesso di investire 8 milioni di Euro nelle infrastrutture come alberghi, trasporti e centri funzionali. L’ottimo lavoro svolto da Promoturismo è riuscito a veicolare nel modo giusto i messaggi e a migliorare la comunicazione: la straordinaria bellezza di Trieste e del nostro territorio è stata valorizzata nel modo giusto ed è ora finalmente conosciuta. Nei primi mesi del 2017 il turismo è aumentato del 6,8 per cento a livello regionale, e di ben 9,4 per cento a Trieste, che è il capoluogo, e il trend negli ultimi cinque anni è stato all’incirca del 20 per cento. E ancora il protocollo per il Museo Ferroviario di Campo Marzio; il sostegno ai lavori per il tram di Opicina, e quelli al Teatro Verdi. Cose concrete, cose che il centrosinistra ha effettivamente fatto.

Lo status di regione a statuto speciale del Friuli Venezia Giulia è, secondo lei, ancora giustificato?

Il Friuli Venezia Giulia ha importanti ragioni storiche che rendono giusti l’autonomia e lo statuto speciale: le mutilazioni territoriali che Trieste in particolare, e Gorizia, hanno subito dopo la Seconda Guerra Mondiale con la perdita dell’Istria: il territorio di Trieste ridotto al minimo, la città privata dell’entroterra. Lo disse Livio Paladin, il grande costituzionalista, e la situazione territoriale non è mutata. Sia la motivazione territoriale che quella della grande diversità culturale che caratterizza le città del nostro territorio sono rimaste, e così come sono rimaste quelle motivazioni, è rimasta viva e importante la ragione che sta alla base dello statuto speciale stesso. La situazione della nostra regione è profondamente diversa da quella delle altre: pensiamo a come la macro diversità culturale – quindi non solo una comunità, ad esempio, germanofona, o di lingua slava, ma più comunità importanti, che vivono assieme in un territorio di un milione e duecentomila abitanti, la renda unica. E, proprio per Trieste, l’amministrazione regionale uscente ha ottenuto moltissimo: il Friuli Venezia Giulia ha fatto, per la nostra città, in particolare in questi ultimi cinque anni e attraverso il lavoro corale del centrosinistra, tantissimo, fino ad arrivare alla storica attuazione del porto franco internazionale. Per il porto, in questi ultimi cinque anni, è stato fatto quello che non era stato fatto nei cinquant’anni precedenti. La grande sfida per Trieste è il porto franco, su quell’area strategica bisogna garantire continuità d’azione.

Un progetto al quale tiene particolarmente?

Forse, da un punto di vista personale, proprio quello del Museo Ferroviario, che ha un potenziale turistico straordinario. Ma non intendo mettere ora priorità particolari, lavoreremo su più cose: nei miei obiettivi, con “Cittadini per Bolzonello”, ho la proposta di ulteriori investimenti sugli impianti e sulle manifestazioni sportive ma anche l’aumento dei contributi per le spese di trasferta delle associazioni sportive dilettantistiche che portano il nome della regione in tutta Italia: ciò ha un aspetto anche promozionale del territorio, e quindi aiuta lo sviluppo turistico. Da un punto di vista amministrativo: la semplificazione, con l’abrogazione, per ogni legge approvata, di due leggi, per poter così snellire le procedure burocratiche. Ed è un obiettivo realistico, assieme a quello della semplificazione dei rapporti con l’amministrazione pubblica.

Cosa faranno gli altri?

La Lega e il centrodestra cercano di cavalcare l’onda nazionale sfruttando temi come immigrazione e sicurezza, ai quali in caso di vittoria elettorale regionale però avranno molte difficoltà a dare risposte concrete. Ho dubbi sul fatto che il centrodestra continui, poi, per quanto riguarda Trieste, il porto e le infrastrutture, sulla linea che è stata tracciata. Dare con il voto fiducia al centrosinistra significa garantire continuità d’azione, potenziare servizi e infrastrutture.

L’immigrazione? Lei che cosa ne pensa?

È chiaro che il centrodestra pone molta attenzione a rispondere a ciò che i cittadini percepiscono, e quando in un piccolo comune, come possono esserlo quelli del territorio attorno a Trieste, si vedono arrivare più di cento immigrati l’impatto su chi vive in quel comune è forte. Bisogna avere il coraggio di fare politiche che accolgano i migranti che ne hanno diritto, ma che facciano rientrare nei loro paesi quelli economici, che questo diritto non ce l’hanno. Distribuire i migranti in modo ancora migliore sul territorio è fondamentale, e altrettanto lo è accelerare le procedure di riconoscimento, in modo che l’accoglienza sia veramente tale, e giusta.

Come tradurre concretamente la necessità di maggior vicinanza ai cittadini?

Per ascolto dei cittadini intendo la presenza fisica accanto a loro, attraverso l’organizzazione di incontri: quando sei dietro a un computer è difficile riconoscere chi hai di fronte, capirlo veramente. Il mio modo di fare politica è sempre stato quello di parlare con le persone faccia a faccia: penso che la comunicazione su Internet e il Social possano essere fonte d’incomprensione, essere recepiti in modo sbagliato, veicolare messaggi incompleti. E incontri faccia a faccia, con attenzione ai problemi reali, vuol dire anche potenziare il collegamento fra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro, e favorire la creazione di percorsi che preparino figure professionali utili alla vocazione del territorio: quali sono i percorsi formativi più adatti al reale inserimento nel mondo del lavoro? È la domanda a cui vogliamo rispondere, e l’identificazione e la realizzazione degli stessi in collaborazione con le strutture scolastiche e universitarie sono nel nostro programma. Soprattutto perché la grandissima opportunità costituita dal Porto Vecchio e dal punto franco internazionale, che vanno a costituire il nuovo cuore pulsante di Trieste, non possono e non devono trovarci impreparati.

Qual è la sua passione più grande?

Per me è sempre stato lo sport. Stare vicino alle associazioni, alle loro attività: alla loro vita.

La ringrazio.

[Emiliano Edera, 40 anni, è triestino; diplomato al liceo classico e laureato a pieni voti in farmacia, lavora da oltre dieci anni in un’azienda farmaceutica. Ha ricoperto il ruolo di Consigliere Comunale a Trieste dal 2006 al 2011; rieletto nel maggio del 2011, e successivamente nominato assessore, ha assunto nel corso del mandato le deleghe al Demanio, Patrimonio, Decentramento, Servizi Demografici, Servizi Informatici, Innovazione tecnologica e Sport del Comune di Trieste. Nell’ aprile del 2013 è stato eletto Consigliere Regionale nella lista dei Cittadini risultando il candidato con il maggior numero di preferenze nella circoscrizione di Trieste]

spot_img
Avatar
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore