TU, tu che… Emanuela Marassi, mostra personale allo Studio Tommaseo

29.03.2018 – 8.21 – Strepitoso il successo con cui è stata accolta la mostra personale TU, tu che… di Emanuela Marassi, inauguratasi sabato 24 marzo allo Studio Tommaseo. Un folto pubblico di amici, cultori e appassionati d’arte si è riunito negli spazi di via del Monte 2/1 a Trieste per presenziare all’ouverture della nuova tappa espositiva dell’artista triestina, senza dubbio una delle personalità di maggior spicco nel panorama nazionale.

Allieva di Augusto Cernigoj, autorevole esponente del Costruttivismo, nel corso della lunga e prolifica carriera la Marassi ha saputo coniugare talento creativo, propensione alla sperimentazione, raffinato spirito critico e attenzione per le dinamiche sociali, specie di discriminazione sessista, che l’ha resa una delle prime artiste in Italia dichiaratamente impegnate a sostegno della causa femminile. Un percorso, il suo, costellato di risultati di grande livello nella tarsia lignea, tecnica artigianale con cui esordì, nella grafica, nelle installazioni ambientali e persino nell’espressione performativa, praticata già dalla fine degli anni Sessanta e proposta in chiave teatrale anche in tale occasione. Ad accompagnare la serie di opere in mostra infatti un’emozionante esibizione degli attori Marcela Serli e Paolo Fagiolo, che diretti da Alessandro Marinuzzi hanno dato voce a una selezione di passi poetici all’uopo raccolti dall’artista. Versi di Prévert, Neruda, Alda Merini, Evtušenko, Saba si sono così rincorsi al ritmo di “tu, che..” a completare e approfondire il senso del passo saffico “tu, che non hai morte”, nucleo riflessivo d’origine dell’intera mostra. Dalla folgorante potenza di questo frammento è scaturito per l’appunto il tema eletto dalla Marassi: una celebrazione dell’Amore, inteso in senso panico e non unicamente quale sentimento passionale; un intimo tributo, un personale racconto e al contempo un invito alla collettività ad interrogarsi sulla percezione del sé, sul dialogo e sul rapporto con l’altro.

Il mezzo verbale, l’ispirazione lirica dunque quale punto di partenza dell’operazione di sintesi concettuale messa in atto dall’artista, che con ironia e leggerezza ingloba sottili giochi linguistici nell’essenzialità formale dei lavori. In tutti è riconoscibile la cifra stilistica che da anni ormai la identifica, ovvero un’accorta combinazione di materiali, determinata da una precisa conoscenza delle specificità di ciascuno, associata a un inatteso annullamento delle loro funzioni e a uno stravolgimento dei valori simbolici. E non si può dimenticare la sapiente sensibilità nell’orchestrazione dei contrasti luministici, grazie a cui l’approcciarsi alle sue opere diviene ogni volta un’esperienza sensoriale e intellettiva profondamente intrigante.