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mercoledì, 17 Agosto 2022

Con la fiction “La porta rossa” Trieste torna alla ribalta nazionale, un indotto economico per la città di almeno 4 milioni di euro

15.2.2017 | 19.26 – Dopo aver fatto da sfondo alle fantastiche gesta del primo supereroe italiano ne  “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores (il cui secondo episodio, girato nell’estate 2016, sarà in uscita a fine anno), Trieste torna alla ribalta nazionale ospitando le avventure di un altro personaggio dai poteri sovrannaturali. Si tratta del commissario Leonardo Cagliostro protagonista de “La porta rossa” nuova fiction che occuperà – a partire dal 22 febbraio – sei prime serate di Raidue. La serie uscita dalla penna di Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi, diretta da Carmine Elia, e interpretata  da Lino Guanciale, Gabriella Pession e Valentina Romani, unirà il poliziesco al mistery in un thriller che si preannuncia mozzafiato.

“Credo che dal punto di vista dei benefici economici generati sul territorio, sia sotto gli occhi di tutti che il 2016 sia stato, ancora una volta, un anno molto positivo – ha detto Federico Poillucci (nella foto con Carlo Lucarelli), presidente Friuli Venezia Giulia Film Commission -. Mi piace far notare come, oltre ai ritorni di spesa e di immagine, siano sempre più incoraggianti i dati sull’occupazione di personale locale; ciò sta a significare da un lato che negli anni si è formato un vero e proprio comparto professionale in regione, e dall’altro che le case di produzione, per tradizione restie ad assumere sui territori, ormai sanno che in FVG si lavora bene, con personale affidabile ed altamente preparato. Quanto al caso specifico de “La porta rossa”, auguro alla serie (e quindi anche a noi) tutto il successo di pubblico che un progetto così innovativo merita. Non vediamo l’ora di ospitare ancora le avventure del Commissario Cagliostro in una seconda serie. Mi si passi la battuta – ha concluso -: ormai ci stiamo specializzando in eroi dai poteri soprannaturali, e chissà che un giorno, sulle orme di Batman vs Superman, non vada sul set un Ragazzo Invisibile vs Commissario Cagliostro in FVG!”

La “Porta rossa” è stata la fiction più lunga mai ospitata sul territorio regionale da quando esiste la FVG Film Commission: 119 giorni di riprese, più di sei mesi di presenza in città da parte della produzione, considerando anche la preparazione. Numeri importanti su cui ragionare e che evidenziano quegli aspetti di una produzione cinematografica che spesso si tende a sottovalutare, ovvero l’impatto economico che un set genera sul territorio che ne ospita le riprese. L’idea di ambientare le avventure del Commissario Cagliostro a Trieste è stata del regista Carmine Elia che ben conosceva la città per averci girato nel 2003, come aiuto regista, il film di Gianpaolo Tescari “Gli occhi dell’altro”, sempre in collaborazione con FVG Film Commission. È proprio a lui che si deve l’idea di ambientare la serie a Trieste. Sono iniziati così già a fine 2015 i primi sopralluoghi con il regista e gli sceneggiatori che, una volta convinti della bontà delle location proposte, hanno riscritto la sceneggiatura ambientandola nei luoghi reali.

I sopralluoghi sono una fase della lavorazione del film tanto importante quanto misconosciuta, ci vogliono mesi di lavoro per arrivare a definire ogni ambientazione, ma è in questa fase che una produzione inizia a spendere sul territorio.  L’analisi dell’impatto economico de “La porta rossa” parte proprio da quei giorni, quantificando le spese dei sopralluoghi della regia, degli sceneggiatori, della scenografia e degli addetti agli effetti speciali. Trovate le location principali, inizia la fase di preparazione con la ricerca degli spazi necessari ai vari reparti: uffici per la produzione, locali da adibire a falegnameria e attrezzeria, luoghi per ospitare i casting e molti altri ancora. Nelle settimane che precedono le riprese  vengono impiegate le prime maestranze locali: location manager, assistenti e runner di produzione, attrezzisti, costruttori e assistenti di scenografia, etc. Contemporaneamente, inizia il lungo e fondamentale lavoro del casting locale, per individuare attori, piccoli ruoli e comparse. Già prima che si battesse il primo ciak, la Vela Film – la società di produzione della serie –  aveva speso a Trieste 115.000 euro.

In questa fase che precede le riprese vere e proprie, la società di produzione programma tutte le future spese sul territorio. La scelta di girare un film in una regione piuttosto che un’altra, oltre che da ovvie motivazioni artistiche, è fortemente influenzata da due fattori: la possibilità di trovare  in loco competenze e servizi e la presenza di finanziamenti sul territorio. Nel primo caso, per la rilevanza di alcune voci di costo, le produzioni possono ritenere auspicabile assumere figure professionali del luogo, se preparate ed esperte, evitando di sostenere spese aggiuntive legate alla trasferta. Nel secondo, considerato il forte impatto economico generato da una produzione ospite, è in atto una vera e propria competizione tra i territori per accaparrarsi le produzioni ad alto budget, attraverso i contributi dei diversi fondi alle riprese o Film Fund, sorti sul territorio nazionale a partire dal 2003, ovvero dall’istituzione del FVG Film Fund, prima esperienza del genere in Italia.

Le riprese sono iniziate il 29 febbraio dell’anno scorso e si sono concluse a metà luglio, per un totale di 119 giornate di lavorazione. Il dettaglio dei costi sostenuti dalla Vela Film per la produzione de “La porta rossa” certifica una spesa diretta di più di 2 milioni e 200 mila euro, a fronte di un budget complessivo della serie di 7 milioni e mezzo. Una ricaduta di queste dimensioni avviene solo con i progetti a medio ed alto budget, ma è innegabile come una sola di queste produzioni l’anno sia capace di “restituire” l’intera dotazione del fondo, comprensiva delle spese per le attività di Film Commission. Oltre alle già citate spese di sopralluoghi e preparazione sostenute prima delle riprese, è interessante analizzare tutti i numeri della spesa diretta sostenuta per l’acquisizione di fattori produttivi locali. Solo così si può comprendere appieno la dimensione industriale di  produzioni come questa. L’importo maggiore è costituito dalle spese per il personale locale: 26 professionisti del Friuli Venezia Giulia si sono aggiunti ai 40 della troupe romana, per una spesa di oltre 680.000 euro (comprensiva di oneri sociali) per maestranze, tecnici e personale di produzione nostrani a cui si aggiungono altri 215.000 euro pagati ai fornitori locali per le spese vive di costumi, scenografia e reparti tecnici.

E’ evidente che se cresce la capacità del sistema locale di rispondere alle specifiche esigenze avanzate dalla produzione, limitandone la ricerca al di fuori dei propri confini territoriali, crescono anche sia l’indotto generato che il potenziale attrattivo della regione stessa. Da questo punto di vista l’esperienza, la qualità e l’affidabilità dei tecnici e delle maestranze regionali giocano un ruolo fondamentale. Un dato molto significativo è sicuramente quello riferito al vitto e alloggio di cast e troupe: il numero totale di pernottamenti alberghieri , suddivisi sulle varie strutture cittadine, arriva a 5.440. E se alla voce hotel e residence aggiungiamo le spese per il catering, si superano complessivamente i 460.000 euro. Altra voce di spesa piuttosto sostanziosa è quella del casting per attori e comparse che arriva a oltre 345.000 euro: 35 i ruoli affidati ad attori del FVG e circa 1400 le presenze delle comparse locali. A queste cifre si aggiungono i 155.000 euro di costo per affitti e permessi delle diverse location private e pubbliche utilizzate per le riprese. Senza dimenticare che le diarie della troupe romana in trasferta vengono spese principalmente nei negozi e ristoranti cittadini. Fatture alla mano, il dato finale è di oltre 2 milioni e 200 mila euro, decisamente un bell’affare per la città. Se mettiamo in relazione questo dato con il contributo erogato ex Film Fund – che in questo caso è stato di 200.000 euro – possiamo individuare un rapporto tra il contributo erogato e la spesa sul territorio di volte 11: per ogni euro di contributo pubblico la produzione ne ha spesi ben undici in loco.

I benefici economici per il territorio non si esauriscono qui, poiché a quest’impatto diretto bisogna aggiungere quello moltiplicativo che si attiva sul tessuto economico locale a partire da questa spesa. In questo caso si parla infatti di impatto indotto. Questo processo moltiplicativo e i suoi effetti sul tessuto economico locale sono stati studiati per stabilire un valore del moltiplicatore, che permetta di quantificarne l’effetto. Facendo riferimento agli studi più accreditati condotti nel Regno Unito, questo valore è fissato tra 1,8 e 2,8. Anche adottando per il sistema locale il valore di moltiplicatore più basso, ovvero 1.8, l’impatto economico indotto arriva quasi a 4 milioni di euro.

A quanto detto, si aggiungono, meno quantificabili ma altrettanto importanti, i vantaggi dal punto di vista del ritorno d’immagine, del marketing territoriale e, non ultimo, del turismo televisivo. Verosimilmente le avventure del Commissario Cagliostro saranno vendute anche all’estero (è già stata chiuso l’accordo per la distribuzione internazionale con la prestigiosa società francese Studiocanal/Canal Plus) e ci piace pensare che possano bissare la fortuna di un altro celebre commissario, quel Montalbano che ha rilanciato il turismo della provincia di Ragusa a partire dalla messa in onda nel 1999 del primo episodio. L’effetto Montalbano è certificato dai numeri: la ricaduta economica della serie tv tratta dai romanzi di Andrea Camilleri è stimata in 15 milioni di euro all’anno dagli esperti del settore. Tutti aspetti che, considerate le stime di ascolto molto alte, concorrono a creare un’opportunità – per Trieste e il FVG-  davvero importante. È dunque evidente  che l’attrazione di produzioni audiovisive sul territorio produce benefici economici la cui consistenza conferma la bontà dell’approccio sui cui si basa l’istituzione dei fondi regionali, ovvero dirigersi al di là di una logica meramente assistenzialistica o ispirata ad un approccio esclusivamente culturally-oriented, valorizzando il settore come una vera e propria risorsa economica territoriale.

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Roberto Toffoluttihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista professionista. Redazione Trieste All News

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