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sabato, 3 Dicembre 2022

Maxi sequestro di armi nel porto di Trieste, prodotte in Turchia erano destinate al Belgio. (video)

26.11.15 | 19.45 – La gravità dello scenario internazionale ha imposto un inevitabile innalzamento del livello di attenzione nei controlli delle frontiere, nel contesto triestino uno dei fronti “caldi” è ovviamente il Porto di Trieste, con i suoi flussi di merci che provengono dai paesi dell’area mediterranea e per una quota rilevante dalla Turchia.

La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli nell’ambito del dispositivo di vigilanza del traffico di merci che quotidianamente transitano nello scalo giuliano, grazie ad un’attività di analisi dei profili di rischio collegati ai flussi di merci in arrivo nell’area portuale, hanno sottoposto a controllo un autoarticolato olandese, condotto da un cittadino turco, sbarcato nel porto di Trieste il 23 novembre, proveniente dalla Turchia e il cui carico risultava diretto in Germania, Olanda e Belgio.

Durante la verifica fisica della merce trasportata – eseguita nella giornata di ieri – sono state trovate, per altro non occultate, centinaia di scatole, contenenti ciascuna un fucile a pompa, per un totale di 781 pezzi, modello “Winchester SXP”, fabbricati in Turchia (video).

 

La particolare natura del carico, la provenienza e la sua destinazione, hanno naturalmente determinato un approfondimento sulla documentazione che accompagnava i fucili.
La verifica ha appurato che, sebbene dal punto di vista doganale non vi fossero irregolarità, l’esportatore non aveva richiesto nessun tipo di autorizzazione.

Nel corso della conferenza stampa è stato precisato che le armi in questione, sono di natura lecita, non “da guerra” ma che in mani sbagliate possono essere letali, il trasporto e la loro successiva commercializzazione ovviamente devono seguire precise regole ed autorizzazione che permettano la tracciabilità completa del loro percorso.

La normativa di settore, infatti, prevede che ancor prima che il trasporto abbia inizio, tale particolare tipologia di “merce”, anche se non destinata al territorio nazionale, debba essere autorizzata dalla competente Autorità di PS.

Vista l’irregolarità riscontrata, l’autoarticolato è stato sottoposto ad analisi scanner, al fine di escludere ulteriori armi occultate nel carico.
Oggi, al termine delle operazioni di riscontro, le armi sono state poste sotto sequestro, ipotizzandosi a carico dell’esportatore il reato di: “commercio non autorizzato di armi”.

Davvero impressionanti i numeri, ben 715 fucili a pompa modello “Winchester SXP” ( calibro12) da 51cm; 66 fucili a pompa modello “Winchester SXP”, sempre calibro12 da 47 cm, oltre 15 calci per fucile. Le armi sono state, come detto, poste sotto sequestro e messe a disposizione della locale Autorità giudiziaria per le successive iniziative del caso.
La documentazione presente indicava come destinazione finale un’impresa del settore operante in Belgio, ma sono in corso accurate verifiche da parte dei militari delle Fiamme Gialle e degli addetti dell’Agenzia delle Dogane.

Tra gli esiti del sequestro è stato denunciato il rappresentante legale dell’azienda turca produttrice dei fucili.

Sui siti specializzati il “Winchester SXP” viene descritto come: “leggero e maneggevole, facile da trasportare e da utilizzare. Il calcio in composito nero e la canna cromata liscia di 51 cm lo rendono un’arma perfetta per le forze dell’ordine e di sicurezza”, il caricatore è di 5 colpi (7 nella versione high capacity).

Oltre all’attività di prevenzione condotta sul territorio, la Guardia di Finanza opera anche un’attività di analisi ed intercettazione di flussi di denaro opachi, cioè di dubbia provenienza, oltre ai flussi di denaro destinati a soggetti, persone fisiche o giuridiche, sospettati per la tipologia di attività esercitata o perché gravati da precedenti penali.

Su questo fronte, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, diretta dal dr. Mastelloni, sono in corso anche altre attività investigative.

Da parte del funzionario responsabile dell’Agenzia delle Dogane presente alla conferenza stampa è stato sottolineato il lavoro di analisi necessario per poter mantenere il più alto controllo delle merci che transitano nel porto di Trieste, in particolare per quelle provenienti  dalle aree del Medio Oriente, individuando quelli che potrebbero essere i trasporti più a rischio.

Un lavoro sicuramente impegnativo, tenendo conto che – solo per fare un esempio – le ultime cifre dei traffici con la Turchia, di cui il porto di Trieste è uno dei terminal dell’autostrada del mare, parlano di 250 mila transiti annui.

 

Certo è, che si tratti di una svista burocratica o di un episodio doloso, quello che suscita una certa impressione è il numero molto elevato di armi sequestrate.

Il valore commerciale della merce sequestrata  si attesta attorno ai 500 mila euro.

Marco Bonini

(riproduzione-riservata)

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