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martedì, 4 Ottobre 2022

In FVG il primo licenziamento al tempo del “Jobs act”

18.11.15 | 09.00 – Sarebbe un operaio della cartiera Pigna Envelopes di Tolmezzo a detenere il triste record del (primo) licenziamento in base a quanto previsto nel contratto a tutele crescenti contenuto nel cosiddetto Jobs Act.
L’operaio sarebbe stato licenziato a causa di un calo di produzione.
L’azienda l’avrebbe lasciato a casa appena 8 mesi dopo averlo assunto.

La notizia è stata riportata alcuni giorni fa, da il “Fatto Quotidiano” che cita il “Messaggero Veneto”.                 Sempre secondo il Fatto, oltre agli operai assunti con il Jobs act, tra i licenziati c’erano apprendisti e lavoratori a termine.

Nel quotidiano si riporta il commento amaro di Paolo Morocutti, segretario Slc Cgil di Udine: ” gli apprendisti non si possono mandare via a meno che non abbiano fatto qualcosa di grave. Per licenziare i lavoratori a tempo determinato, bisogna pagarli fino al termine del contratto. Hanno lasciato a casa i nuovi assunti perché la legge lo permette, è più conveniente“.

La società, tuttavia, ha potuto beneficiare degli sgravi contributivi previsti dalla legge di Stabilità 2015, che esonerano il datore di lavoro dal pagamento dei contributi per tre anni.

L’azienda giustifica la decisione con una: “riorganizzazione della turnistica dovuta a un persistente calo di lavoro” e con la “impossibilità di adibire utilmente i tre operai ad altre mansioni.

Per Paolo Battaino, segretario Uilcom Uil di Udine, le nuove assunzioni – sempre secondo il Fatto – “erano giustificate da un aumento di lavoro e dal passaggio a una turnazione a ciclo continuo”. Ma con un calo delle produzioni, è scattato il licenziamento senza articolo 18. Per loro non è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro. Potranno ricevere solo un indennizzo commisurato al periodo di permanenza in azienda.

“Sono contratti precari a tempo indeterminato – si sfoga nell’articolo un rappresentante della Rsu – e l’indeterminato potrebbe finire domani”.

Questo è il lavoro (quando c’è), nel 2015 in Italia.
Certo che su queste basi, nonostante i proclama dei rappresentanti dell’esecutivo e della maggioranza, soprattutto per i giovani risulta difficile guardare al futuro in maniera positiva.

MB

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