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lunedì, 5 Dicembre 2022

Pioggia di critiche per il nuovo Piano dell’emergenza regionale

20.10.15 | 21.00 – Continua a far discutere, dopo la (scontata) valutazione positiva espressa dalla Terza Commissione consigliare, il nuovo Piano dell’Emergenza-Urgenza sanitaria per il Friuli Venezia Giulia.

Negativo il giudizio dell’Ugl Sanità Fvg che oltre ad aver espresso contrarietà al piano stesso, ha definito come insoddisfacente il recente incontro con l’Assessore Telesca.
“Abbiamo indicato – fa sapere il responsabile sanità dell’Ugl, Matteo Modica – all’Assessore tutte le nostre perplessità circa il numero totale di ambulanze sul territorio, calcolo eseguito dalla Regione in modo errato e restiamo stupefatti di come si possa pensar di tagliare l’automedica di Monfalcone o Gorizia.
Abbiamo peraltro insistito sulla figura dell’infermiere quale risorsa fondamentale per il soccorso extra-ospedaliero all’interno di una equipe aziendale ben definita composta dal medico, dall’autista e dall’operatore sociosanitario”.
“Siamo contrari – conclude Modica – all’utilizzo dell’elisoccorso notturno che, secondo noi, porterà solamente all’aumento di costi senza reali benefici per la popolazione e rimaniamo scettici anche sulla gestione dei trasporti secondari demandata ai presidi ospedalieri. Concludiamo che questo Piano, secondo noi, non porterà alcun beneficio e censuriamo la scelta, portata avanti dalla Regione, di evitare il confronto con le parti sindacali in sede di preparazione e sviluppo dello stesso”.

Praticamente sulla stessa “lunghezza d’onda” il MoVimento 5 Stelle che prende le distanze in modo netto da quella che – così recita il lungo comunicato – reputa una riforma che non solo non risponde in modo adeguato agli standard nazionali ma impone un costo aggiuntivo alla collettività senza riuscire ad assicurare i servizi minimi, in termini di qualità e di tempestività degli interventi, a tutti i cittadini della regione.

Le maggiori criticità riguardano soprattutto il soccorso notturno (montano e non) e quello avanzato, cioè quello erogato da un’equipe medico-infermieristica specialistica, che sarà offerto solo in determinate aree e circostanze, andando quindi a creare coperture sanitarie in emergenza-urgenza a “macchia di leopardo”. image
Secondo i 5 Stelle “ci saranno quindi cittadini di serie A e cittadini di serie B, un concetto che – dicono – stride con la norma costituzionale che prevede una sanità uguale per tutti, situazione questa non solo non accettabile ma che proponendo un piano dell’emergenza urgenza alternativo, abbiamo cercato di eliminare non ricevendo però la dovuta attenzione da parte della maggioranza.

Il “j’accuse” grillino continua esaminando gli aspetti più tecnici: “disattendere la normativa in materia di soccorso avanzato e giocare sulla terminologia, non prevedendo ambulanze con il medico a bordo ma solamente ambulanze “medicalizzabili”, non solo mette in pericolo l’adeguatezza del soccorso ai cittadini ma pone interrogativi sulla competenza e sulle finalità di chi ha presentato questo piano che, perseguendo logiche di bassa levatura sia scientifica che strategica, ci sembra più attento al risparmio e alle logiche di potere che ai diritti dei cittadini.

La tanto sbandierata territorializzazione del paziente affetto da patologie croniche, punto nevralgico della Riforma Sanitaria Regionale, trova un’evidente contraddizione nella riforma dell’emergenza-urgenza che la giunta Serracchiani si appresta a varare.

Il 60% delle richieste di soccorso che oggi pervengono alle centrali operative del 118 riguardano i cosiddetti codici bianchi e verdi, ovvero richieste non urgenti che dovrebbero sostanzialmente essere trattate, in una grossa percentuale, a livello territoriale e che invece vanno a intasare le sedi di Pronto Soccorso.
In questo modo l’iperafflusso nei Pronto Soccorso contribuisce alla possibilità di errore e al rischio di eventi avversi per utenti ed operatori. Il tutto, tra l’altro, aumentando decisamente i costi di una sanità che già richiede notevoli risorse.

Demedicalizzando il sistema rispetto agli standard richiesti, dando responsabilità non consone agli infermieri dell’emergenza, aumentando il numero di ambulanze con soli soccorritori (non professionisti) al posto di quelle con gli infermieri, si dà un’evidente spinta all’ospedalizzazione piuttosto che alla gestione territoriale.

La proposta che – continua il comunicato – abbiamo presentato all’Assessore e alla Commissione, prevedeva un volano positivo per la gestione territoriale dei pazienti cronici e riacutizzati allo scopo di ridurre, in associazione con il Medico di Medicina Generale e con i distretti, i ricoveri impropri con tutto ciò che ne consegue in termini di riduzione del rischio e di spese non giustificabili”.

Parere negativo anche sul “non adeguato inquadramento delle competenze degli attori (professionisti e volontari) del sistema dell’emergenza, le basi su cui poggia l’estensione del servizio di Elisoccorso ( fino alle ore 24, mentre ora termina al tramonto ndr.), oltre alla non adeguatezza dei punti di primo intervento previsti.

automedica a MonfalconeUnica nota positiva il mantenimento, per quanto provvisorio, dell’ambulanza a Grado, che però non risolleva la sorte di un territorio Isontino che esce comunque penalizzato a causa del taglio dell’automedica a Monfalcone.

Un piano dell’Emergenza che, come traspare anche nelle discussioni sui social, sembra destare parecchie perplessità tra gli operatori e i professionisti interessati; anche il potenziamento dell’assistenza territoriale – fulcro sulla quale dovrebbe basarsi la Riforma Sanitaria dell’Esecutivo – è ben lontano dall’avere una reale concretezza. 

TB

(riproduzione-riservata)

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