Immigrazione, la Regione ha già impegnato 785 mila euro per coinvolgere 1.630 rifugiati in attività di integrazione e socialmente utili

3.10.2015 | 6.49 – “Il coordinamento a livello regionale, presieduto dal commissario di Governo e prefetti dei Comuni capoluogo, pone il Friuli Venezia Giulia come un modello a livello nazionale e sta funzionando al punto che, rispetto a molte Regioni italiane, siamo molto avanti nell’applicazione dell’accoglienza diffusa che a oggi significa coinvolgere 46 Comuni e 16 dei 19 Ambiti socioassistenziali: un lavoro avviato da tempo, che copre il 45 per cento dell’obiettivo e che ci permetterà di arrivare entro novembre al 70 per cento di accoglienza diffusa”. Lo ha affermato la presidente della Regione Debora Serracchiani tracciando, assieme all’assessore regionale alla Solidarietà Gianni Torrenti e al commissario di Governo e prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi, la fotografia dello stato attuale dell’accoglienza in Friuli Venezia Giulia.

Sono stati impegnati 785.000,00 euro di risorse regionali in sei mesi per coinvolgere nell’integrazione e nelle attività socialmente utili 1.630 persone. “Significa far lavorare circa il 50 per cento delle persone che in questo momento sono presenti in Friuli Venezia Giulia. Copriamo il 50 per cento, a fronte di una richiesta del Governo di circa il 10 per cento, e questo significa che siamo andati molto avanti nei tempi”, ha sottolineato Serracchiani ricordando che si tratta di attività lavorative “che nessun altro farebbe” e rassicurando i cittadini della regione sul fatto che “non è stato tolto a loro nemmeno un posto di lavoro”. Anzi. “Abbiamo investito – ha ricordato Serracchiani – 4 milioni di euro sui Lavori Socialmente Utili (LSU) richiesti dai Comuni, tanto che è stata scorsa tutta la graduatoria dei richiedenti. Hanno dunque lavorato tutti i nostri cittadini e possiamo permetterci di chiedere uno sforzo in più alle persone che ospitiamo per aiutare le nostre comunità a svolgere quei lavori di pulizie, giardinaggio, riapertura di sentieri, piccole manutenzioni che altri non sono disposti a fare”.

Rassicurazioni sono giunte anche in merito alla preparazione a gestire la possibilità di arrivo di grandi flussi di richiedenti asilo. “Non si stanno verificando, ma il monitoraggio è costante sia con il Ministero dell’Interno che con Prefetture e Questure. Non ci sono dunque avvisaglie di arrivi, ma siamo pronti a tutto: abbiamo individuato gli spazi e abbiamo già raccolto il via libera dal Ministero per un’eventuale aumento delle forze sul nostro territorio”, ha affermato la presidente. In base alla suddivisione delle quote fissate a luglio 2014 il Friuli Venezia Giulia dovrebbe accogliere il 2,19 per cento della popolazione regionale. In realtà, sono molte di più le persone accolte in regione, circa 2.700. “È uno sforzo che stiamo facendo da tempo perché siamo consapevoli di dover fare la nostra parte. Auspichiamo che questo accada in capo a tutte le Regioni”, ha commentato Serracchiani.

Da qui la necessità di presentare un quadro completo e dettagliato sulla realtà. “Penso – ha osservato Serracchiani – che ci siano dei racconti sul Friuli Venezia Giulia che non corrispondono alla realtà: siamo stati descritti come un territorio invaso, una regione che non ce la fa più a gestire l’emergenza. Non è assolutamente così. Il nostro modello – frutto di un lavoro poderoso – funziona in termini di accoglienza, ma anche in quelli di sicurezza e ordine pubblico. Come hanno spiegato i questori, sono in decremento i reati in tutte e quattro le provincie. Nello stesso tempo, è aumentata la vigilanza sanitaria e siamo riusciti a creare le basi di un’accoglienza diffusa che, mi auguro, non spaventi i nostri cittadini”.

Torrenti_2.10.2015La situazione dell’accoglienza diffusa, ad oggi, prevede in Friuli Venezia Giulia 46 Comuni coinvolti e 16 Ambiti socio assistenziali su 19 che ospitano richiedenti asilo. “L’obiettivo, che è quello di raggiungere 100 Comuni, è oggi realizzato al 45%, ma grazie ai molti Enti locali che hanno già assicurato la disponibilità per l’accoglienza è realistico supporre che entro novembre si arriverà a quota 70%” ha precisato l’assessore regionale alla Solidarietà Gianni Torrenti fornendo i dati aggiornati della situazione dell’accoglienza diffusa, assieme alla presidente della Regione Debora Serracchiani, che ha ringraziato per la collaborazione profusa il commissario di Governo e prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi, i prefetti di Gorizia, Pordenone e Udine – Isabella Alberti, Maria Rosaria Laganà e Vittorio Zappalorto – e i questori Lorenzo Pillinini (Gorizia), Sergio Cianchi (Pordenone), Antonio Maiorano (Trieste) e Claudio Cracovia (Udine) – tutti presenti all’incontro di presentazione dei dati che si è tenuto nella sede della Regione a Udine.

“L’obiettivo che ci siamo dati è anche quello di creare un’interazione con le comunità che accolgono i migranti: un’opportunità che abbiamo potuto portare a compimento, prima ancora che diventasse una richiesta del Governo, attraverso le convenzioni che i Comuni stipulano con le Prefetture, grazie all’intervento della Regione, per alcune attività di integrazione”, ha aggiunto Serracchiani. Sono una ventina i protocolli firmati dai Comuni (da segnalare, per essersi distinti nelle attività Nimis, Venzone, Lignano e Palmanova e altri cinque Comuni del Palmarino), che ricevono risorse sia per la formazione obbligatoria (alfabetizzazione, corsi di lingue, corsi di sicurezza sul lavoro) e per attività socialmente utili (pulizie, giardinaggio, riapertura sentieri, piccole manutenzioni o anche, in caso di migranti con alto grado di istruzione o capacità specialistiche, in attività presso le biblioteche).

“Grazie alla delibera approvata giovedì, la Regione ha finanziato ulteriori 38 Progetti locali, presentati da 30 Comuni di tutte e quattro le aree provinciali, per promuovere sul territorio l’inserimento di persone richiedenti asilo / titolari di protezione internazionale. Complessivamente l’impegno della Regione è pari a quasi 482.000,00 euro, in grado di coinvolgere 1.185 persone”, ha ricordato Torrenti. L’importo del contributo regionale a favore degli Enti locali (anche in forma associata) è di 7.000,00 euro per progetti che coinvolgano da 10 a 20 persone e di 15.000,00 euro per progetti con un numero complessivo superiore a 20. Il modello di accoglienza diffusa risponde anzitutto a un criterio di proporzionalità, sulla base della popolazione degli Ambiti, corretta dalla percentuale di immigrati regionali. “Ciò significa richiedere un po’ meno posti a quei Comuni o Ambiti che hanno presenza di immigrati regolari più elevata degli altri. Laddove, quindi, c’è una presenza superiore al 10% o inferiore al 7%, su una presenza di stranieri regolarmente soggiornanti intorno all’8,5%, viene richiesto un riequilibrio delle quote”, ha spiegato Torrenti.

L’altro principio è quello della diffusione per Ambiti socioassistenziali. “Questo perché i Comuni gestiscono già insieme i temi dell’Assistenza e della Sanità e perché così si creano anche delle sinergie tra Enti locali: così accade che quei Comuni che non possono ospitare perché non dispongono di strutture mettono a disposizione la possibilità di impiegarli in attività socialmente utili”, ha rilevato Serracchiani, ricordando che “questa rete ha permesso di attuare in maniera capillare il Protocollo di vigilanza sanitaria”. Serracchiani ha ricordato che “la Regione è impegnata insieme a Prefetture, Comuni e Ambiti socioassistenziali, ma anche con le associazioni del Terzo Settore – Croce Rossa Italiana (CRI), Caritas di Udine e Gorizia; Consorzio Il Mosaico e Associazione Nuovi Cittadini onlus, ICS-Ufficio Rifugiati onlus, Associazione Nuovi Vicini onlus – perché hanno esperienza acquisita negli anni che è stata oggettivamente utile per tutte le istituzioni”.

Oltre all’accoglienza diffusa sull’intero territorio, il Protocollo stipulato assieme al Governo, prevede che la Regione si occupi degli hub di prima accoglienza, in quanto regione di primo approdo dei flussi. “Per la fase di prima accoglienza la Regione, attraverso la Protezione civile, è impegnata a costituire degli hub – interamente finanziati dal Ministero dell’Interno – che, una volta a regime, avranno tutti funzioni di ambulatorio medico per il primo screening sanitario; attraverso l’Ufficio di Polizia per procedere all’identificazione e strutture di prima accoglienza e successivo smistamento a luoghi residenziali e verso altre regioni italiane”, ha spiegato Torrenti, sottolineando che la Regione si è dotata di un articolato Protocollo sanitario per la gestione dei controlli, che permette ai medici di lavorare con procedure comuni.

Buona la situazione per il completamento delle strutture: nell’hub di Udine, individuato nella Caserma Cavarzerani e suddiviso in due lotti, il primo è in fase di consegna (con 120 posti letto, ambulatorio medico e servizi); il secondo sarà finito a dicembre di quest’anno con ulteriori 120 posti letto, il completamento degli impianti e una postazione di Polizia. Nell’hub di Pordenone, nella Caserma Monti, è stato definito il progetto e la gara è in fase di realizzazione con tempi previsti di consegna dei lavori in tre mesi. Una volta ultimato, l’hubdisporrà di 70 posti letto circa. Tra le criticità rilevate da Serracchiani e Torrenti in merito a tutto il sistema di accoglienza, è stato indicato un eccesso di presenze nei tre comuni capoluogo – Gorizia, Trieste, Udine. “Un problema che intendiamo risolvere riequilibrando rapidamente le presenze sul territorio”, ha indicato Torrenti.

Roberto Toffolutti
Roberto Toffoluttihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista professionista. Redazione Trieste All News

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