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lunedì, 3 Ottobre 2022

Guardia di Finanza: l’impiego “in nero” per 5 giorni di una barista costa a un’impresa quasi 7.000 euro di sanzioni

Guardia di Finanza Trieste 29.5.201529.5.2015 | 12.24 – Il contrasto all’economia sommersa e, in particolare, alle varie forme di impiego illecito della manodopera “in nero”, è uno dei settori in cui la Guardia di Finanza è quotidianamente impegnata per garantire la sicurezza economico-finanziaria.
Si parla, in genere, di lavoro “nero” per indicare quel fenomeno in cui l’attività viene retribuita, ma non dichiarata alle autorità pubbliche. I controlli mirano a verificare la regolarità contrattuale della prestazione lavorativa effettivamente resa, prevenendo diffuse forme di evasione fiscale, contributiva e previdenziale.

In tale contesto, nei giorni scorsi, il Gruppo di Trieste, dopo avere avviato uno screening delle evidenze disponibili ed avvalendosi delle banche dati disponibili per effettuare un’efficace analisi di rischio, ha selezionato una esercente commerciale nei cui confronti avviare un controllo. L’attenzione si è quindi soffermata sulla posizione contrattuale di alcuni camerieri di un bar del centro di Trieste. Avviati i dovuti riscontri, il titolare dell’attività dichiarava che il rapporto instaurato con la lavoratrice presente al momento dell’accesso, era di tipo accessorio, remunerato mediante il rilascio di appositi “voucher”. Questi ultimi, sono stati introdotti nel 2012 con la riforma del mercato del lavoro e costituiscono un sistema di pagamento che può essere utilizzato per forme di lavoro, occasionale e discontinuo, non regolamentate da uno specifico contratto. Purtroppo capita non di rado di verificare che i “voucher” vengono utilizzati nel mondo del lavoro in modo improprio, ovvero come espediente per evitare di regolarizzare i propri dipendenti.

E il servizio è proprio uno dei casi. Infatti, grazie anche ai successivi riscontri condotti presso gli enti previdenziali, è risultato che l’instaurazione del rapporto di lavoro di tipo “accessorio” non era stata preventivamente comunicata. Quindi, in assenza della comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di impiego e stante la tipologia di inquadramento all’interno dell’azienda, la lavoratrice è risultata “completamente in nero”.

L’incauto datore di lavoro, oltre alla sanzione per l’omessa consegna della lettera d’assunzione, si è visto comminare dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza la c.d. “maxisanzione per lavoro neroriferita a 5 giornate di effettivo impiego, per complessive € 4.475,00. Inoltre, avendo rilevato l’impiego di personale “non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul posto di lavoro”, i Finanzieri hanno proceduto a segnalare la circostanza alla competente Direzione Territoriale del Lavoro per i provvedimenti conseguenti (ulteriore sanzione di € 1.950,00 nonché sospensione dell’attività d’impresa).

A seguito di tale segnalazione, la predetta Direzione ha adottato il provvedimento di sospensione dell’attività d’impresa. Tale misura veniva in seguito revocata in quanto il datore di lavoro, ammettendo sostanzialmente le proprie responsabilità, procedeva al pagamento immediato delle sanzioni ed alla regolarizzazione della posizione lavorativa della dipendente “in nero”. A dimostrazione che il lavoro “irregolare” non conviene, si evidenzia che l’impiego “in nero” per 5 giorni di una barista, è costato all’impresa quasi 7.000 euro di sanzioni.

Dal 1° gennaio 2014 sono stati 34 i lavoratori irregolari/in nero scoperti nella Provincia di Trieste che hanno portato alla verbalizzazione di sanzioni nei confronti di 7 datori di lavoro.

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Roberto Toffoluttihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista professionista. Redazione Trieste All News

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