10.4 C
Trieste
venerdì, 9 Dicembre 2022

Man Ray, oltre 300 opere in mostra a Villa Manin

DSCN7193 copia
CULTURA Esposte dal 13 settembre all’11 gennaio non solo fotografie ma anche film, sculture e incisioni che raccontano la vita del celebre artista

Ritorna puntuale ai primi freddi autunnali l’appuntamento con la fotografia d’autore a Villa Manin, proponendo quest’anno le opere dissacranti e rivoluzionarie di un artista capace di aggiungere alla fotografia – e all’avanguardia nel processo fotografico – un corredo interminabile di attività quali pittura, scultura e cinematografia sperimentale. Un vero e proprio caleidoscopio di forme provocatorie, inscritte dapprima nel movimento dadaista, transitate nell’estetica surrealista fino alla ricerca di forme espressive uniche e originali, che vede come saggio burattinaio la mano di Emmanuel Radnitzky – in arte Man Ray.

Un mostro sacro d’inventiva che l’accurata selezione di Guido Comis e Antonio Giusa restituisce in una meticolosa scansione temporale e che sarà visitabile dal 13 settembre fino all’11 gennaio 2015 nella cornice seicentesca della Villa veneta per eccellenza.

IMG_3401 copia

L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione CRUP e che vede la collaborazione della Fondazione Marconi, presenta nel suo itinerario su due piani la vita di Man Ray attraverso oltre 300 opere ed è divisa in capitoli fondamentali, quasi uno specchio alle passioni dell’artista; passioni che ne animarono la ricerca stilistica, in un rapporto direttissimo tra vita e arte, e che qui si esprimono in temi quali gli anni d’esordio a New York, la fuga a Parigi e il clima dadaista fino al ritorno in America, questa volta a Hollywood.

IMG_3385 copiaDi primaria importanza sono quindi le sue frequentazioni, quel milieu di artisti che sul rigetto dell’arte convenzionale – oggi diremmo audacemente delle convenzioni stesse – fondò la propria personalissima e provocatoria corrente artistica: dal diavolo dadaista Tristan Tzara a Marcel Duchamp (incontrato già a New York) a Picasso, De Chirico e Brancusi, le opere di Man Ray raccontano prima di tutto una generazione di artisti intimamente disciplinati e socialmente folli che rovesciò i dogmi senza rinunciare al divertimento e allo scandalo.

Il genio e la provocazione trovano ampia rappresentanza, oltre che nei supporti audiovisivi sparsi per la mostra, anche negli stanzoni centrali dedicati al cinema autoprodotto (nel suo senso più letterale) e che proiettano alcuni dei film creati da Man Ray con tecniche sperimentali nell’utilizzo del linguaggio prima ancora che della cinepresa: Retour à la raison, Emak Bakia, Etoile de mer etc. Una selezione curata da Carlo Montanaro che si avvale dell’accompagnamento musicale del compositore Teho Teardo.

IMG_3350 copia

Le fotografie di Man Ray con soggetto le donne – le sue donne – restano tuttavia impresse nella memoria collettiva; sono intrecci d’arte e d’amore quelli che creano i suoi capolavori più (ri)conosciuti e che ci trasmettono la potenza del suo messaggio, la sua capacità di inventare e di inventarsi ogni giorno: dal femminile Violon d’Ingres (interpretato dall’affascinante Kiki de Montparnasse, una delle sue prime muse), alla serie Erotique Voilée, nata dalla collaborazione con Meret Oppenheim fino ai ritratti alla moglie Juliet Browner.

Diverse espressioni raccontate da una mostra che evidenzia, più che l’aspetto biografico, quello psicologico: il terreno fertile delle passioni – spesso degradanti in ossessioni – e la prolifica capacità d’invenzione visiva di Man Ray fanno da sfondo a movimenti artistici di livello mondiale, che ad oggi continuano a influenzare la nostra visione dell’arte e dell’estetica.

Fulvio E. Bullo

 

 

riproduzione_riservata

spot_img

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore