Sindacati e opposizioni bocciano la riforma sanitaria di Tondo

SANITÀ Oggi un lungo presidio di Cgil, Cisl e Uil in centro con una raccolta firme. Il Pd si rifiuta di discutere la bozza del disegno di legge

24.5.2012 | 18.33 Un presidio lungo 6 ore ed un microfono aperto a tutti per dire la propria sulla riforma della sanità regionale voluta da Renzo Tondo. Così Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di manifestare oggi in via delle Torri, tutto il loro dissenso per quello che loro stessi definiscono «uno svilimento del sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia, un sistema che invece è pieno di eccellenze da valorizzare».

 

Una riforma voluta per risparmiare in tempi di crisi, ma secondo i dati forniti dagli stessi sindacati, la sanità in Friuli Venezia Giulia non ha alcun deficit: l’anno scorso sono stati risparmiati 10 milioni di euro e anche quest’anno è previsto un avanzo.

La nuova sanità regionale, così come pensata dal Presidente Tondo e dai tecnici che con lui stanno lavorando alla bozza del Disegno di legge, mira alla parificazione tra pubblico e privato e dovrebbe vedere, nelle sue linee principali, la creazione di un’azienda sanitaria unica e di conseguenza, un solo dipartimento delle dipendenze e un solo dipartimento di salute mentale. Gli ospedali di rete verrebbero poi assorbiti dagli ospedali più grandi di Pordenone, Udine e Trieste, alla quale dovrebbe far riferimento anche Gorizia. Inoltre, si prevede un taglio netto dei distretti sanitari, che su Trieste ne determinerebbe il dimezzamento: si passerebbe dagli attuali quattro a due.

 

Molte le persone che nel corso della manifestazione hanno preso la parola, sindacalisti, tecnici, cittadini comuni, tutti contrari allo smembramento della sanità e preoccupati delle ricadute che i tagli e gli accorpamenti potrebbero avere sulla salute pubblica.

 

Il nodo principale, secondo chi è intervenuto, è quello della parità tra pubblico e privato. «Il pubblico lavora per la persona, il privato per il guadagno e quindi non ha interesse a far star meglio il paziente. In più smantellando il sistema sanitario, si mette in crisi anche tutto quel circolo virtuoso della presa in carico integrata, ovvero dell’assistenza globale al malato».

 

C’è chi poi denuncia che «l’erosione del servizio pubblico è in atto già da tempo, a causa del blocco delle assunzioni: Tondo, se possibile, ha peggiorato un legge nazionale già molto pesante in questo ambito».

 

«Stiamo andando verso il modello americano dove, se non si hanno i soldi non ci si può curare», dicono alcuni, per altri invece «ci si vuole ispirare al modello della Lombardia, che è un modello fallito già da tempo».

 

Toccante poi l’intervento di una signora che ha un figlio in cura presso un centro di salute mentale, lo stesso che segue anche lei: «così – ha detto – si distruggono 30 anni di lavoro sulla salute mentale. Trieste è un’eccellenza da questo punto di vista e loro vogliono chiudere tutto. Ma loro hanno idea di che cosa significhi per un malato psichiatrico lo smantellamento del sistema attuale? Questi centri sono delle famiglie per chi è assistito».

 

Tutti d’accordo invece nell’affermare che «questa trovata di Tondo, altro non è che un lungo spot elettorale per cercare la riconferma. Una riforma così delicata, ammesso che sia necessaria, non va fatta a pochi mesi dalla chiusura della legislatura e soprattutto non va fatta discutendo solo tra politici. Questa è una riforma che se fatta così com’è stata proposta, verrà fatta sulla pelle delle persone».

 

Proprio per chiedere a Renzo Tondo di fermarsi e di ripensare anche con i sindaci del territorio e con i cittadini un’eventuale riforma, i sindacati questa mattina hanno fatto partire una raccolta firme, che proseguirà anche nel corso degli incontri informativi previsti in tutti i rioni cittadini nei prossimi giorni.

 

Sono molte le realtà che a questo punto si sono dette assolutamente contrarie alla riforma: oltre a Cgil, Cisl e Uil, anche il Partito Democratico ha espresso la sua netta bocciatura alle proposte di Tondo. Per bocca del suo segretario provinciale, Francesco Russo, il Pd ha fatto sapere che «il partito è contrario alla bozza presentata dal Presidente della regione e la sua proposta non ha alcuna possibilità di essere nemmeno discussa: è solo uno slogan elettorale. Se qualche modifica va fatta all’assetto attuale, va fatta ponendo particolare attenzione alla salute mentale e al paziente». «Inoltre – ha continuato Russo – bisogna coinvolgere le realtà del territorio, gli operatori e i cittadini per fare i cambiamenti». «La nostra regione è stata in passato un punto di riferimento istituzionale e sanitario a livello internazionale ma ora non è più così. La sfida del Pd – ha concluso -è quella di riportare la Regione a questi livelli di eccellenza».

 

Le elezioni regionali del 2013 sono oramai alle porte e c’è da scommetterci che la sanità, volenti o nolenti, sarà uno dei temi chiave di questa campagna elettorale, che ha già preso il via.

Ilaria Bagaccin 

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