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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Scempio della Val Rosandra: parlano i protagonisti della protesta Poldini, Gasparo, Utmar e Severi

AMBIENTE Ecco il video di Max Morelli dal titolo azzeccato: “C’era una volta la Val Rosandra”

24.4.2012 | 12.19 – Livio Poldini, docente emerito di ecologia vegetale all’Università di Trieste e presidente del Comitato Val Rosandra, è tra i principali protagonisti della protesta scaturita dall’operazione “Alvei puliti” della Protezione civile, avvallata dalla Regione Fvg e dal Comune di San Dorligo – Dolina.

Abbiamo raccolto le sue valutazioni sulla reazione della comunità locale alla creazione della “Rete Natura 2000“: «Si tratta di un’iniziativa di scala europea che vuole costituire un complesso di aree a rete, un complesso di aree protette». Il presidente del Comitato sottolinea come questa grossa iniziativa non abbia, nella realtà dei fatti, costituito finora un salto di qualità culturale: manca in questo senso un’azione consapevole e responsabile degli amministratori locali e una loro «capacità di sintesi politica che trasformi il mondo dell’agricoltura in un sistema per la gestione del territorio e dell’ambiente».

Secondo Poldini il difetto di fondo, che determina interventi che definisce “insensati”, deriva dalla difficoltà di riconoscere le funzioni ecologiche: «Qual è l’equivoco di fondo? E’ che nel nostro Paese non riconosciamo i rapporti di causa-effetto delle strutture vegetali».

Quante volte in questi giorni cruciali per la Val Rosandra – afferma sempre Poldini – viene impiegata l’espressione “vegetazione infestante”(nel senso di vegetazione non legata al territorio e che per questo motivo può alterare le dinamiche dei processi vitali di sviluppo), ignorando però che in realtà “si tratta di vegetazioni estremamente specializzate”».

E come prova di quest’ultima affermazione il docente emerito porta l’esempio di una specie vegetale particolarmente colpita durante il “tragico scempio” della Val Rosandra: gli ontani, alberi che «hanno la capacità di stabilire dei rapporti simbiotici con dei batteri (…) e possono accumulare fino a 150 kg di azoto per anno, risultando così degli incredibili fertilizzatori».

Un «complesso di specializzazioni straordinarie» quello della vegetazione della Val Rosandra e per questo motivo «sarebbe ora di smetterla di dissipare questo grande patrimonio!». E per fare ciò, sempre secondo il prof. Poldini, sarebbe utile saper coniugare due aspetti: quello di un’opera di acculturazione che faccia emergere i “servizi” che gli ecosistemi ci forniscono e quello, più concreto, di un intervento serio e “sensato” da parte degli amministratori locali.

Il biologo Dario Gasparo, altro protagonista di questo movimento popolare, evidenzia l’aspetto normativo che ruota intorno all’operazione “Alvei puliti”. E’ interessante notare che in tutti i documenti presi in considerazione, e che saranno comunque oggetto di inchiesta per la magistratura, la conclusione che risulta evidente è che «quello che è stato fatto durante questa operazione non doveva essere fatto!»: a partire ad esempio da un documento sulle modalità di intervento nella zona della Val Rosandra, in cui si porta come giustificazione la «vegetazione infestante», che poi è risaputo essere un habitat protetto

Secondo Gasparo sugli alberi abbattuti, che ospitavano dei nidi, la Protezione civile si è difesa adducendo delle giustificazioni “puerili” gli alberi erano malati») subito smentite da un botanico tedesco chiamato in causa dagli ambientalisti. Tra gli altri documenti presi in considerazione Gasparo cita il “Piano di conservazione e sviluppo” in cui si leggono testuali parole: «Prima di abbattere piante di grosse dimensioni è necessario che venga verificata, da parte di un personale competente, l’assenza di nidi (…)» e bisogna evitare i periodi di fertilità e riproduzione delle specie animali. Tutti aspetti questi che vengono ribaditi anche nel Piano faunistico e nel Piano regolatore comune.

«Non amo che si arrivi al giudice per tali questioni, ma mi piacerebbe che gli amministratori non continuassero imperterriti con il loro atteggiamento arrogante» sostiene Gasparo.

Qual è l’impatto che ha e che avrà nell’immediato futuro l’operazione “Alvei puliti” sulla fauna locale? E’ la domanda che sta alla base delle considerazioni dell’ornitologo Paolo Utmar che afferma: «La Val Rosandra è una zona eccezionale, è una zona di grandissimo valore ma c’è purtroppo una forte pressione da parte dell’uomo».

Si riferisce ai numerosi appassionati di montagna, scalatori e arrampicatori talvolta improvvisati, che con le loro “incursioni” a volte inopportune possono alterare l’equilibrio naturale di alcune specie come il falco pellegrino: «Gli uccelli nidificanti diventano particolarmente legati a un sito e rischiano di essere predati (…)».

Utmar ricorda poi le numerose specie di picchi presenti nella zona della Val Rosandra, a testimonianza che «l’ambiente stava andando verso la maturità, vi era una fauna tipica del bosco in là con la maturità». «Girando tanto ho potuto vedere tanti scempi. La Val Rosandra è un luogo molto conosciuto e frequentato. E’ stato, per quanto riguarda l’operazione “Alvei puliti”, come fare un intervento in Piazza Unità!». Un fatto che non poteva passare inosservato.

D’accordo anche Alessandro Severi, del Comitato della Val Rosandra: “Vi si respira la magia, è un luogo magico per tutti, anziani e bambini e c’è sicuramente una grande rabbia in chi quel posto non lo rivedrà più come era invece prima dello scempio». E per poter rivedere questi luoghi come si presentavano in origine «bisognerà fare qualcosa insieme».

Chiaro il riferimento alla Petizione europea, che è partita il 7 aprile, con l’intento di raccogliere più firme possibili e con la certezza che, «siccome in Italia la giustizia sembra far finire tutto in niente», «l’Unione Europea invece non lo permetterà di sicuro». Poi un monito, quello di non agire prima di aver consultato tecnici e studiosi esperti in materia.

Su una cosa concordano tutte queste persone: «Il “polverone” che è stato sollevato intorno al caso della Val Rosandra deve espandersi e travalicare i confini locali in modo che la distruzione sia uno stimolo per creare una vera coscienza ambientale».

Alexandra Del Bianco

Vi proponiamo infine il video “C’era una volta la Val Rosandra” realizzato da Max Morelli, testimonianza di quanto accaduto dopo l’operazione “Alvei puliti”.

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