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martedì, 4 Ottobre 2022

Co-housing, una nuova via di sviluppo economico-sociale per Trieste

CRONACA La sfida è quella rivalutare zone in disuso della città per destinarle a gruppi eterogenei di persone in grado di aiutarsi reciprocamente

17.4.2012 | 17.40 – Un abitare partecipato, semplice e condiviso. La ricetta per il co-housing si potrebbe spiegare con questi tre fattori. Ma in particolare significa vivere degli spazi comuni con delle regole e con il desiderio di creare un concetto di comunità in cui persone eterogenee si pongono domande per una vivibilità migliore. 

Nel terzo degli incontri “TS7+”, svoltosi al Circolo della stampa, l’assessore comunale alle Politiche della casa Elena Marchigiani e l’architetto di Tamassociati Raul Pantaleo, hanno approfondito le possibilità di uno sviluppo economico e sociale a Trieste attraverso un nuovo modo di vivere. Nuovo per quanto riguarda il panorama italiano.

Il concetto del co-housing esiste infatti fin dagli anni 60, quando nacque in Danimarca dallo spirito delle comuni. Oggi si assiste a un fenomeno a livello europeo in cui le città stanno ritornando a essere i fulcri abitativi delle popolazioni e, visto che sta diventando sempre più costoso vivere in una situazione abitativa dispersa dal centro, bisogna sfruttare nel miglior modo possibile lo spazio disponibile nelle città.

«Trieste è un territorio limitato geograficamente che però al suo interno vanta un gran numero di spazi da rivalutare, mentre nelle case Ater è presente un’elevatissima percentuale di anziani rispetto alla media italiana» spiega la Marchigiani. Ecco che secondo l’assessore il modello del co-housing potrebbe essere la soluzione a problemi di questo tipo in quanto «metterebbe persone di età diverse e con esigenze differenti l’uno di fianco all’altro, con l’idea che possano prestarsi mutuo aiuto per un vivere migliore».

Ovviamente affinché il concetto di co-housing possa realizzarsi, a detta di Pantaleo «è necessario che avvenga una cooperazione fra il privato e il pubblico in modo da poter diffondere il modello». L’assessore Marchigiani inoltre ha spiegato che le amministrazioni devono cambiare ruolo diventando “registe” del vivere condiviso, «riservandosi la facoltà di decidere a chi dare gli spazi» e, concordando con il professionista di Tamassociati, «è fondamentale la presenza strategica di attori privati che operino sul bene comune, con un senso etico, distanti da ogni tipo di speculazione».

Gioele Pagotto 

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