Immigrazione e terrorismo, smantellata anche a Trieste rete degli Hezbollah turchi

  • Partita da Terni, l'operazione della Digos è tuttora in corso in molte città italiane
  • 21.2.2012 | 11.02 - Interessa anche Trieste l'indagine della Digos della Questura di Terni che, a conclusione di una attività di indagine durata circa un anno, questa mattina ha portato all'arresto di nove turchi di etnia curda per reati legati al favoreggiamento dell’ingresso irregolare in Europa di connazionali clandestini.

    I vertici dell’associazione, tutti tratti in arresto, sono cittadini turchi riconducibili all’associazione eversiva denominata “Hezbollah turca”, con precedenti penali per reati commessi in Italia, Europa e Turchia in materia di terrorismo, armi, droga e immigrazione; gestivano in diverse regioni esercizi di vendita di kebab e avevano regolarizzato la loro posizione in Italia, avendo ottenuto in modo fraudolento il riconoscimento di rifugiati politici.

    Nonostante, in apparenza, ideologicamente ispirato all'omonimo movimento islamista libanese, l'Hezbollah turco nasce e si sviluppa nella regione, a maggioranza curda, di Diyarbakir (nella foto l'omonima città) come movimento sunnita, al contrario del gruppo attivo nel Libano meridionale che raggruppa individui aderenti al movimento sciita.

    Proprio attraverso la prospettiva della regolarizzazione, mediante l’abuso dello strumento dell’asilo politico, l’organizzazione stroncata oggi induceva e favoriva l’ingresso in Italia di numerosi connazionali (più di cinquanta i casi già emersi) attraverso diversi sistemi, tra i quali i più diffusi il pagamento dei trafficanti di esseri umani, i passaporti di servizio, i visti di breve durata, la falsificazione dei visti di ingresso, la sostituzione di persona, i matrimoni simulati.

    I turchi giunti irregolarmente in Italia, alcuni dei quali destinati ad altri paesi europei, ottenevano fiancheggiamento da parte dell’organizzazione (vitto, alloggio, occupazione) che li avviava alla procedura per il riconoscimento dell’asilo, attraverso la predisposizione delle dichiarazioni “tipo” da rendere alle Commissioni.

    E’ stato accertato nel corso dell’indagine che oltre 50 cittadini curdi, riconducibili alla Hizbullah turca hanno ottenuto il riconoscimento della protezione umanitaria, ovvero hanno in corso detta procedura, per effetto di dichiarazioni “fotocopia” ideologicamente false, accompagnate da documentazione contraffatta (tessere di partiti politici, mandati di cattura, certificati medici attestanti esiti inesistenti di ferite da tortura). Il più delle volte i cittadini turchi dichiaravano falsamente l’appartenenza a partiti politici organici all’organizzazione terroristica turca Pkk, per ottenere più facilmente il riconoscimento.

    Il riconoscimento dell’asilo politico, o in subordine della protezione umanitaria, ha consentito a tali cittadini curdi, non solo la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno, ma anche di sottrarsi al rischio di estradizione in altri paesi ove risultavano destinatari di pene definitive da scontare per gravi reati, anche di natura eversiva.

    I principali indagati avevano profonda conoscenza delle procedure necessarie per ottenere fraudolentemente autorizzazioni, permessi e licenze e si sono dimostrati ben introdotti anche in alcuni settori della pubblica amministrazione potendo contare su di una fitta rete di conoscenze ed amicizie. Significativi i casi dei falsi certificati medici attestanti esiti di ferite da arma fuoco e torture, nonché l’acquisto delle abilitazioni per la conduzione di pubblici esercizi (ex Rec) e i certificati Hacpp (ex tessere sanitarie) ottenute corrompendo pubblici ufficiali.

    Tale “modus operandi”, ispirato al generale ricorso alle procedure illecite aveva determinato il convincimento, più volte espresso dai vertici dell’associazione, secondo cui “..in Italia come in Turchia è possibile avere tutto pagando..”.

    L’operazione di Polizia è tuttora in corso in sette regioni d’Italia e vede impegnate le Digos di Terni, Trieste, Roma, L’Aquila, Modena, Milano, Como, Venezia, Latina e Viterbo.

menu_nascosto