Londra 2012, Gianni Cernogoraz, l’oro croato che parla italiano
- SPORT Cernogoraz: «Devo tutto alla mia famiglia, loro mi hanno permesso di diventare un campione. Ora non mi fermo, aspetto la Coppa del mondo»

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11.8.2012 | 14.00 - Le Olimpiadi sono da sempre una vetrina importante per lo sport e grazie a loro una volta ogni quattro anni anche le discipline meno conosciute riescono a ottenere visibilità e attenzione. Capita così che un ragazzo di 29 anni, di un paesino istriano come Cittanova, dopo essersi aggiudicato l'oro al tiro a volo nella specialità trap, diventi il nuovo eroe nazionale croato.
Il suo nome è Giovanni Cernogoraz, ma ormai è noto a tutti come Gianni e, se fino a lunedì mattina era uno sconosciuto oggi tutti parlano di lui e della sua impresa. Non soltanto in Croazia, ma anche oltre confine e dopo la conquista del gradino più alto del podio di Londra subito ci si è accorti che Gianni appartiene alla minoranza italiana presente in Istria. Quando diventi un eroe tutti vogliono parlare di te, ecco allora fioccare articoli su giornali italiani per ribadire che quell’oro olimpico in fondo è un po’ anche italiano.
Gianni è partito per Londra che era uno sconosciuto, nonostante i molti titoli che aveva già in tasca, come il bronzo nel Mondiale junior nel 2002, la medaglia d’argento a squadre ai Campionati europei del 2009, o ancora la vittoria della quarta gara di Coppa del mondo a Pechino nel 2011 e infine l’oro conquistato ai Campionati europei di Cipro nel 2011. Insomma, questo ragazzo aveva qualche titolo da inserire nel suo curriculum già prima delle Olimpiadi di Londra, ma nonostante i suoi successi prima del 6 agosto nessuno sapeva niente su Giovanni Cernogoraz. Non solo, sul suo tesserino olimpico sotto la voce professione c’era scritto “cameriere”. Infatti, Gianni lavora come cameriere nel ristornate di famiglia, che non a caso si chiama “Giovanni”, dove tiene esposte tutte le medaglie vinte finora, tra le quali da lunedì si è aggiunta quella più bella.
Ed è proprio lì che provo a chiamare per tentare di mettermi in contatto con lui, credendo di non trovarlo ma sperando di ricevere qualche informazione utile per contattarlo. Incredibilmente invece me lo passano subito e mi ritrovo spiazzata a parlare con il campione olimpico di tiro a volo di Londra 2012.
Dopo i convenevoli iniziali e i complimenti meritatissimi passo alle domande e lui si dimostra subito disponibile e gentile. Gli chiedo come ci si senta a qualche giorno dalla vittoria, dopo il ritorno a casa e alla festa organizzata per lui nella sua Cittanova. «Non so ancora cosa rispondere sinceramente – inizia così Gianni, ancora frastornato dalle novità che lo stanno circondando – non riesco a capire bene cosa stia succedendo. Fino a tre giorni fa non potevo nemmeno immaginare tutto questo, non ero nessuno e ora trovo la mia faccia sui giornali e alla tv, dove mi giro si parla di me, non riesco a crederci».
Nella sua voce si sente la soddisfazione per quello che è riuscito a raggiungere ma Gianni non è uno che si monta la testa e ritorna subito con i piedi per terra. «Non immaginavo un successo così grande: ora squilla sempre il telefono, tutti si vogliono congratulare con me, tutto questo mi sembra surreale, bisognerà aspettare un po’ di tempo perché le cose ritornino alla normalità. Tra un mese o due la mia vita tornerà quella di prima e allora riuscirò a mettere a fuoco le cose».
Non posso non chiedergli delle sensazioni e delle emozioni che ha provato, della vittoria, del rientro a casa e della sua famiglia. Gianni esordisce con un «È bellissimo!». Anche se siamo al telefono percepisco la sua felicità e la sua gioia, si afferra benissimo la sua soddisfazione e lui non nasconde l’emozione. «La famiglia è tutto! È grazie a loro che oggi sono arrivato fino a qui - precisa subito il neocampione olimpico – quando li ho rivisti ci sono stati pianti e fiumi di lacrime – si mette a ridere -. È stato emozionantissimo, sono loro che mi hanno permesso di diventare un campione».
Chi sta pensando che dopo l’oro conquistato a Londra Gianni si godrà il meritato riposo si sbaglia, niente relax, si ricomincia con gli allenamenti, la stagione non è ancora finita e ci sono ancora titoli da portare a casa. «Lunedì o martedì ricomincio con gli allenamenti – chiarisce subito – davanti a me ci sono ancora due gare e poi c’è il mondiale a Maribor».
Però uno spiraglio per un po’ di riposo c’è «Finita la Coppa del mondo ho intenzione di prendermi qualche settimana di riposo, credo di averne bisogno e anche di essermelo meritato» ci tiene a precisare Gianni.
Dopo la fatica inglese e i festeggiamenti per la sua vittoria si rimette al lavoro, consapevole che solo preparandosi con dedizione potrà rimanere al vertice, perché il suo è uno sport che non permette errori. Lo ha dimostrato anche la finale di Londra: per aggiudicarsi la medaglia d’oro Gianni ha dovuto eguagliare il record mondiale di 146 piattelli colpiti su 150, per poi arrivare allo spareggio con Massimo Fabbrizi e appena dopo una serie di sei tiri ha potuto salire sul gradino più alto del podio.
A proposito di italiani sul podio provo a farmi dire qualcosa sulla sua italianità e su che cosa ne pensa degli articoli che sono stati scritti in questi giorni in Italia su di lui, ma un po’ perplesso mi risponde: «Non so che cosa dire. Sinceramente in questi giorni è capitato di tutto e non ho avuto il tempo di leggere i giornali italiani e non so cosa sia stato scritto, – poi continua – non capisco lo stupore. Sì, parlo l’italiano, insomma è normale, sono istriano. Forse qualcuno si aspettava che entrassi nella nazionale italiana, non lo so. Dopo la gara ho anche parlato con il Presidente della Fitav (Federazione italiana tiro a volo), siamo in buoni rapporti, mi ha fatto i complimenti per la vittoria».
Queste le parole di Gianni, campione nella Fossa olimpica, che ha portato l’oro di Londra in Istria, nella sua Cittanova e che si stupisce di fronte a chi non capisce che un oro vinto con la nazionale croata possa parlare anche italiano.
Nicole Mišon
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