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CULTURA
Le vie del cielo dei Beatles, una mostra "made in Trieste" in provincia di Bologna
- CULTURA Curata da Eugenio, Viviana e Valentina Ambrosi, "ibeatlesedio" esplora la spiritualità dei quattro di Liverpool: l'incasso devoluto alle popolazioni colpite dal terremoto

- 16.6.2012 | 22.59 - Nell'estate 1968 i Beatles, appena tornati dal viaggio in India per gli esercizi di meditazione trascendentale con il Maharishi Mahesh Yogi, erano in testa alle classifiche con Lady Madonna, sul lato B del disco la prima canzone di George Harrison pubblicata su 45 giri, The inner light / La luce interiore, recitava: “Senza uscire dalla porta / posso conoscere tutte le cose del mondo / Senza affacciarmi alla finestra /posso conoscere le vie del cielo”. Meno di due anni dopo, chiusa l’era Beatles, proprio Harrison avrebbe scalato per primo le classifiche con My sweet lord / Mio dolce Signore: “Mio dolce Signore / voglio davvero conoscerti / voglio davvero andare con te / voglio davvero mostrarti Signore / che non ci vorrà molto, mio Signore (hallelujah)”.
Mentre John, in preda a una profonda crisi esistenziale, rinnegava tutto il suo passato: “Dio è un concetto / con cui misuriamo il nostro dolore / Io non credo nella magia, nella Bibbia, in Hitler, in Gesù, in Buddha, nel Mantra. / Io non credo nei Beatles / io appena credo in me / in Yoko e me”.
Di questo quadro, ad oggi abbastanza inesplorato, la mostra “ibeatlesedio” propone una ampia analisi, voluta dall'amministrazione comunale di San Giorgio di Piano, in provincia di Bologna, curata da Eugenio, Viviana e Valentina Ambrosi, i primi due per i testi e la terza per la grafica, una famiglia beatlesiana doc di Trieste, auspice il Centro culturale Veritas, longa manus culturale della Compagnia di Gesù in Friuli Venezia Giulia.
Cosa c’entrano i Gesuiti con Beatles, si chiederà qualcuno? Il fatto è che il Centro Veritas ha avviato nel corso degli anni un impegnativo percorso sui nuovi linguaggi della fede e come ha ricordato nei giorni scorsi il responsabile del Vaticano, card. Ravasi, l’arte e la musica in particolare devono essere oggetto di particolare attenzione da parte della Chiesa nel villaggio globale del web 2.0.
E proprio il Vaticano, attraverso le autorevoli pagine dell’Osservatore Romano, ha riabilitato i Beatles in due recenti occasioni, nel 2008 e nel 2010: tutto sommato, erano dei bravi ragazzi!
La mostra si snoda attraverso 15 tavole che riportano i momenti salienti della carriera della band di Liverpool, dai primi accordi di chitarra all’esplosione della Beatlemania, dalla noia del successo all'uso delle droghe all’inizio di un percorso introspettivo che avrebbe prodotto canzoni indimenticabili, delle quali spesso, per ignoranza linguistica, non si era in grado di capire il senso più profondo: Help / Aiuto!, il grido di dolore di Lennon alle prese con una prima crisi esistenziale; The word / La parola, l’Amore universale che è in grado di rovesciare il mondo; Nowhere man / L’uomo di nessuna parte; ed ancora Tomorrow never knows / Il domani non saprà mai, ispirato al Libro dei morti tibetano, The long and winding road / La via lunga e tortuosa, Let it be / Lascia che sia, Across the universe / Attraverso l’universo e tante ancora.
Nell'album Sgt Pepper’s, che aprì la summer of love del 1967, George Harrison infilò un pezzo che strideva con le visioni - ispirate dall'lsd - dell’album, Within you Without you / Dentro di te Senza di te: “Prova a capire che è tutto dentro di te / nessun altro ti può far cambiare / e a vedere che davvero tu sei solo molto piccolo / e la vita scorre dentro di te o senza di te. / Parlavamo dell'amore che è diventato così freddo / e della gente che conquista il mondo / e perde l'anima. / Non sanno, non capiscono / Sei uno di loro?”.
A cinquant'anni dall’inizio e quaranta dalla fine della storia dei Beatles, nonostante migliaia di articoli, saggi, libri, tesi di laurea, film, documentari e quant'altro c’è sempre qualcosa di nuovo che arriva dal pianeta Beatles: questa volta, è il caso di dirlo con Lennon, “across the universe”.
Temi, questi, ripresi ed ampliati al macrocosmo beatlesiano nella conferenza di presentazione del libro “B come Beatles”, scritto da Eugenio e Viviana Ambrosi, i quali, d’intesa con l’editore Mgs Press, hanno deciso di destinare l’intero provento delle vendite della serata a favore del fondo terremotati gestito dal Comune di San Giorgio di Piano.
Una serata (nella foto Eugenio Ambrosi con il sindaco di San Giorgio di Piano) chiusa sulle note di pezzi indimenticabili dei Fab Four interpretati dalle Penny Ladies, quattro giovani musiciste di Roma e Napoli a loro volta innamorate dei Beatles e della magia dei loro pezzi, che propongono in chiave jazz ad un pubblico folto ed attento. La mostra “ibeatlesedio” rimane aperta presso il palazzo del Consiglio comunale di San Giorgio di Piano sino a giovedì 21 giugno.