Alla Royal Albert Hall di Londra si parla triestino

  • MUSICA Dei 40 coristi italiani che hanno cantato nel Requiem di Mozart nel celebre teatro della capitale inglese, 20 provenivano dal capoluogo giuliano
  • 27.5.2012 | 22.11 - Immaginate un'esecuzione come il Requiem K626 di Mozart per solisti e coro, in cui i coristi occupano mezzo teatro. Proprio questo imponente esercito corale, fatto di soprani, contralti, tenori e bassi, è il Really Big Chorus, ma così 'big' che a farne parte in questa edizione della celebre composizione mozartiana, la settimana scorsa alla Royal Albert Hall di Londra c'erano ben 2.400 coristi, orchestra e solisti esclusi.

    E tra coristi americani, canadesi, australiani, spagnoli, tedeschi francesi, non potevano mancare i triestini. «Ciò. Te ga visto che go trovà la parte?» dice sollevata a una concittadina una corista in divisa rossa infilata tra i contralti riferendosi allo spartito. Che i coristi amatoriali triestini avessero un debole per il Requiem di Mozart era già cosa nota, basti vedere in quanti prendano parte ogni anno nell'anniversario della morte del celebre compositore alla commemorazione con tanto di esecuzione di Requiem all'una del mattino, ora in cui morì.

    Diretto a Trieste ormai da più di vent'anni dal maestro Severino Zannerini, pur se eseguito in orario infelice, questo appuntamento mozartiano non manca di attirare ogni anno centinaia di fan, alcuni addirittura con stampato sulle magliette il volto del compositore o pezzi di spartito. Immaginate dunque l'afflusso di 'Mozart freaks' in un contesto come quello londinese, dove oltre agli appassionati locali i fan sono accorsi a cantare da tutto il mondo.

    E così dei 40 coristi amatoriali italiani, almeno 20, in base ai documenti d'iscrizione all'evento, erano triestini, venuti appositamente nella capitale inglese per cantare il Requiem. Perché per prendere parte ai concerti corali del Very Big Chorus non serve essere professionisti. È sufficiente conoscere bene la parte, pagare il biglietto d'ingresso, 18 sterline, possedere lo spartito, ed indossare abiti del colore della propria sezione vocale.

    Da qui la spiegazione della presenza di 2.400 coristi. Ognuno di loro può raccontare con disinvoltura al vicino di casa: «Ho cantato anch'io alla Royal Albert Hall». E per una buona causa. Tutti gli incassi della serata, compresi i biglietti dei coristi, vengono interamente devoluti alla British Heart Foundation. È una stretta collaborazione tra organizzatori, capitanati da Tony e Annie Hastings (che hanno fondato i 'Concerts from Scratch' ai quali partecipa appunto il Really Big Chorus nella splendida cornice della Royal Albert Hall), che esiste ormai da 25 anni e che per Londra, esattamente come per Requiem triestino del maestro Zannerini, è divenuta ormai una tradizione.

    Sono detti 'Concerts from Scratch', ovvero 'a braccio', 'da zero', per una peculiarità , peraltro di ordine pratico, che li contraddistingue: le prove si limitano a un'unica esecuzione generale prima del concerto, ma in alcuni casi non si prova affatto. «Siamo pronti a correre il rischio - ha spiegato l'organizzatore dei 'Concerts from Scratch' Tony Hastings - perché non è logisticamente possibile in alcuni casi riuscire a trovare spazi adeguati per provare dato il numero dei coristi. Ci vorrebbero giorni, e data la provenienza di gran parte di loro, diventa utopia poter organizzare la cosa». Nel caso del 'Messiah' di Haendel, ad esempio, non si prova affatto. L'opera diventa una specie di jammin' session, finora sempre riuscita. 

    Ma torniamo all'esecuzione del Requiem nella Royal Albert Hall. Non ci si rende veramente conto di quanti siano effettivamente i coristi fino a che non si alzano in piedi per l'Introitus. Allora l'imponente massa umana rossa, blu e nera lascia il pubblico senza fiato. Perché i coristi, accomodati a sezioni fra platea, palchi e gallerie occupano esattamente metà teatro. Uno spettacolo nello spettacolo.

    Di contro certo c'è che l'esecuzione diventa un po' un coro da stadio. Con così tante voci, i fortissimo sono emozionanti, ma i pianissimo eseguiti a 2.400 voci non ottengono l'effetto desiderato dal compositore. Immaginate poi il fruscio degli spartiti a ogni giro pagina... Il risultato finale è un'esecuzione un po' appesantita e trascinata, ma d'altra parte data la mole corale ritengo sia inevitabile. Il vantaggio è che si apprezzano di più le parti soliste, quattro bravissimi e giovanissimi cantanti professionisti provenienti dal celebre Reale Conservatorio di Londra. 

    Se a Londra il Requiem del very Big Chorus ancora non è evento annuale, lo è a inizio dicembre il Messiah di Haendel, che attira da tutto il mondo un numero ancora maggiore di coristi. Ma i concerti From Scratch non si limitano alla Royal Albert Hall. Le esecuzioni girano il mondo, da Parigi a Lisbona, ma anche Egitto, Sud Africa, perfino Hong Kong. «È da tempo - ha detto Hastings - che sto valutando anche la possibilità di organizzare uno di questi eventi corali a Trieste. La cornice è perfetta». Se poi fosse il Requiem di Mozart, anche il pubblico sarebbe assicurato. 

    Alessandra Ressa

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