«Cambiare vita e mollare lavori sbagliati... prima di essere scaricati dal sistema», intervista a Simone Perotti, il pioniere del "downshifting"
- LIBRI L'autore di "Ufficio di scollocamento" propone una vera e propria proposta politica di cambiamento

- 23.5.2012 | 12.59 - "Parlare di scollocamento in piena crisi può sembrare assurdo, irriverente e perfino eretico". Simone Perotti non smentisce la propria fama di autore controcorrente.
Pioniere in Italia del downshifting, la volontaria autoriduzione di stipendio e orario di lavoro in cambio di maggior tempo libero, dopo vent’anni di carriera ad alti livelli nel settore della comunicazione decide di dire basta, rinuncia a stipendio fisso, crescita professionale, prestigio, potere e a tutto quello che avrebbero portato gli anni a venire per poter finalmente vivere una vita ‘quanto più possibile simile all’idea che ha di sé’. Una vita che ora profuma di mare e pagine fresche di stampa.
Vela e scrittura non sono ‘solo’ semplici passioni: sono la sua ragione di esistere. E per troppo tempo sono state messe all’angolo da incombenze professionali sempre più pressanti che non gli permettevano di vivere secondo quell’autenticità di cui non poteva più fare a meno.
Controcorrente anche e soprattutto per questo: quando restare nel gregge e seguire chi ti indica la via è sempre la soluzione più facile, ecco che qualcuno decide di uscire dagli schemi, assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza paura di pagarne le conseguenze. O meglio, con tante paure, "perché il mare non ha rotte già tracciate", ma con la consapevolezza di vivere la vita nella maniera più autentica possibile.
Lo abbiamo incontrato alla libreria Lovat, alla presentazione del suo nuovo libro.
Ufficio di scollocamento è nato come una provocazione alla fine di ‘Avanti tutta’, il tuo ultimo saggio. Poi il quotidiano on line il Cambiamento ti ha preso in parola e ne ha fatto un corso di formazione. Adesso il libro. Parlavi di ‘Avanti tutta’ come del ‘tomo due’, della conclusione di un discorso; questo può esserne considerato un’ulteriore evoluzione?«Il discorso che ho iniziato con ‘Adesso basta’, da un punto di vista strettamente personale poi è proseguito con ‘Avanti tutta’ come un discorso già più ‘di sistema’. Questa è una vera e propria proposta politica di cambiamento. Gli intellettuali ci hanno mollato, non ci dicono qual è la nuova via da percorrere e dobbiamo darci da fare noi, in prima persona, ognuno per sé e questo è un tentativo per non farne solo un bel tema, ma per cercare una proposta più ampia».
Scollocamento come scelta per quanti un lavoro ce l’hanno ma vogliono uscire dal Sistema lavoro-guadagno-consumo. Per altri una necessità in seguito a licenziamenti, fallimenti aziendali, ecc. Secondo te meglio poterlo affrontare come scelta volontaria o il ‘ritrovarsi col culo per terra’ può essere uno stimolo non indifferente per darsi da fare e intraprendere un nuovo percorso di vita?
«Ci stanno scollocando e ci scollocheranno sempre più. Inizieranno col non darci più la pensione. Il sistema sta andando in questa direzione. Se ci scollocano loro meglio scollocarci da soli. Un conto è agire nell’emergenza, un conto è pianificare un nuovo modo di vivere che vuol dire anche lavorarci su. C’è chi pensa che questa idea del downshifting sia un modo per smettere di lavorare, per lavorare meno. Invece si lavora il doppio, il triplo, il quadruplo a cambiare vita e crearne una nuova. Però si lavora nella giusta direzione. Molto meglio che andare in una direzione sbagliata in cui tra l’altro poi ci scollocheranno comunque».
Sistema fallito: fino a pochi anni fa uno si dava da fare e aveva prospettive di crescita; oggi non si va più da nessuna parte, come dici tu si corre sul tapis roulant e non c’è più neanche la banana davanti. La crisi economica attuale sembra venga usata come strategia del terrore; spread, pil, debito pubblico sembrano essere spettri con cui tenere la gente in uno stato continuo di ansia e paura. Credi che la gente imparerà qualcosa da quanto sta succedendo o sta solo aspettando di poter tornare a vivere/spendere/consumare come prima?
«Questo è quello che ci dicono i politici: i politici credono che questo sia un sistema giusto solo che va fatto funzionare meglio. In realtà per farlo funzionare meglio bisogna riprendere una crescita che non ci sarà perché questa non è una crisi congiunturale e il sistema è ovviamente arrivato al capolinea in quanto non poteva crescere per sempre, i paesi in via di sviluppo sono diventati paesi sviluppati che adesso sfruttano noi, e quindi questa non è una crisi temporanea. Chiaramente questo correre sul tapis roulant, se uno non scende, continuerà».
Ufficio di scollocamento sembra essere l’opportunità che Obama invitava a non lasciarsi sfuggire in un momento di crisi. Paradossalmente belle parole prive di contenuto di molti leader politici trovano seguaci e sostenitori mentre una proposta concreta, fattibile, realistica come questo libro viene boicottata. Non è un delirio?
«Certo, è come diceva Adriano Olivetti, se io ho un’idea per fare qualcosa di buono per la società, per cambiare il mondo, tutti applaudono, e nei salotti divento un divo. Se poi dico che questa cosa la voglio tentare per provare veramente a cambiare le cose allora cominciano a esserci mugugni e la gente non applaude più. Questo è esattamente quello che sta avvenendo. A passare belle parole si ottengono sempre grandi plausi, ma l’azione ‘spacca’, e anche in questo momento la nostra azione sta spaccando».
Marco Ricatti