Biglietti del treno, le macchinette non accettano bancomat e carte di credito: nessuna segnalazione ai viaggiatori

  • TRASPORTI In un sabato mattina affollato di turisti impossibile pagare con la moneta elettronica in Stazione centrale
  • 19.5.2012 | 19.30 Trieste città turistica? Si direbbe proprio di sì a girare in centro il sabato mattina: la Costa Classica ormeggiata alla Marittima, decine di autobus negli stalli all’esterno del Porto Vecchio e un continuo viavai all’interno della stazione ferroviaria.


    Anch’io sono alla stazione dei treni per andare a prendere qualcuno che mi viene a trovare e che mi chiede, per sicurezza, di fare il biglietto per il ritorno. Allo sportello la fila è lunghissima quindi mi dirigo verso le macchinette elettroniche, c’è meno gente. Il ragazzo prima di me sta completando il suo acquisto. La macchinetta gli dice: «Inserire la carta» e poi subito: «Ritirare la carta. L’operazione non è stata eseguita». Secondo tentativo: fallisce anche quello. Non mi preoccupo, tanto io pagherò in contanti.


    Mentre penso a questo tutte le macchinette iniziano la stessa cantilena: «Inserire la carta. Ritirare la carta. L’operazione non è stata eseguita». Una, due, tre volte. Tutti quelli che volevano fare il biglietto, abbandonano stizziti i distributori.

    Io eseguo tranquillamente la mia operazione ma mi dico che non si può lasciare che quattro macchinette su quattro non accettino né il bancomat né la carta di credito: gli stranieri hanno l’abitudine di pagare con la moneta elettronica, che figura ci facciamo?!? E soprattutto tra un tentativo vano e l’altro c’è qualcuno che potrebbe perdere il treno. Un cartello per avvisare del problema sarebbe sufficiente.


    Anche se direttamente non ho subito alcun disservizio vado ugualmente all’Ufficio Informazioni per segnalare il guasto. L’impiegata dietro allo sportello è impegnata a ricevere il reclamo di una mamma e di una figlia che c’hanno messo 22 ore per arrivare dalla Sicilia a Trieste ed è evidentemente un po’ in difficoltà. Decido di aspettare il mio turno, ma dopo più di venti minuti d’attesa m’inserisco garbatamente per far notare il problema dei distributori automatici.


    L’impiegata mi risponde stizzita e con gli occhi fuori dalla testa che la manutenzione delle macchinette è di competenza della biglietteria e che lei non ci può fare niente. La reazione infastidita fa infastidire anche me e faccio notare che sto solo facendo una segnalazione da cittadina civile e che risolvere la questione va anche nel loro interesse.

    La signora un po’ più calma mi dice «io non ce la faccio. Deve segnalare ai miei colleghi della biglietteria». Come se biglietteria e sportello informazioni non si potessero parlare perché lontane dei chilometri. Mah.. Cambio fila e passo davanti ai viaggiatori che devono acquistare il biglietto. Avrei voluto evitarlo, ma mi dico che devo fare una comunicazione veloce e nell'interesse di tutti, quindi mi lancio.


    Mi avvicino al primo sportello libero e di nuovo ripeto: «Mi scusi, alle macchinette automatiche non funziona il pagamento con la carta di credito e con il bancomat. Forse bisognerebbe fare un controllo». «Lo so l’abbiamo già segnalato ma non si può fare niente». «Beh, ma almeno un biglietto di carta che avvisi del disservizio si potrebbe mettere». «Eh, ma non si può». «Mi scusi, ma rischiate che un sacco di gente provi e riprovi e magari perda il treno». «Eh lo so, abbiamo segnalato ma i nostri dirigenti…» «Come? Scusi, i vostri dirigenti non vogliono scrivere un pezzo di carta per segnalare che le macchinette non funzionano?!?». «Shhhhhhhh, non si può dire! Comunque è un problema dei dirigenti, bisogna scrivere a loro».

    A quel punto me ne vado sconfortata: fare i cittadini civili evidentemente non paga. Ma intanto ho il nuovo slogan per gli spot delle Ferrovie: Trenitalia, non si muove foglia che il dirigente non voglia… E i passeggeri ringraziano.

    Ilaria Bagaccin 

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