Laurea in Economia e il sorriso di Redford, intervista a Mark Seibert, la "Morte" nel musical "Elisabeth"

  • TEATRO Debutta stasera al Rossetti in prima nazionale l’opera di Kunze e Levay
  • 26.4.2012 | 16.06 - Una “Morte” dall’aspetto ingannevole quella interpretata dall’attore e cantante tedesco Mark Seibert nel colossal “Elisabeth”, il musical in anteprima nazionale che debutta stasera al teatro Rossetti di Trieste.

    Non si fatica a capire come la bella imperatrice Sissi, interpretata dall’olandese Annemieke van Dam, per tutta la durata dello spettacolo si abbandoni a una macabra e intensa relazione amorosa con l’oscuro e affascinante personaggio. 

    33 anni, biondo, occhi chiari e intensi, sorriso smagliante che rammenta la perfezione di Ken, storico compagno della Barbie, e quella di Robert Redford nel fiore della giovinezza, Mark Seibert, personaggio chiave dell’opera di Michael Kunze e Sylvester Levay, è il perfetto connubio tra talento e aspetto fisico. 


    Quanto conta l’aspetto fisico in questo mestiere?

    «L’aspetto fisico è fondamentale in questo mestiere - ha spiegato l’attore e cantante tedesco - poiché in base a come appari vieni catalogato. Credo che questo sia il concetto soprattutto in Italia. Gli italiani, ad esempio, anche quando sono semplici turisti, sono sempre vestiti impeccabilmente, sempre perfetti, li riconosci ovunque, ma è chiaro che, almeno in campo artistico, se poi manca il talento con l’aspetto fisico non si va lontano. Ci sono realtà teatrali e culture in genere dove non si cerca la perfezione fisica. In Inghilterra ad esempio tendono ad escludere artisti “troppo belli”, sia per il teatro che per la televisione, poiché ritengono che non rispecchiando l’aspetto medio della popolazione non siano abbastanza realistici. In Germania invece ben vengano bellezza e talento insieme, anche se tendenzialmente la mentalità è quella del "troppo bello per essere bravo"».

    Secondo te il talento rimane comunque la chiave del successo in una cultura globale sempre più materialista?

    «Assolutamente. Certo, per entrare nel mondo dello spettacolo spesso il solo talento non basta, contano l’aspetto come pure le spinte che si possono ricevere, ma una volta raggiunta la vetta, se non sei bravo, non ci resti per molto, e spesso nemmeno ci arrivi».

    Come è nato il tuo interesse per il teatro?

    «Ho sempre avuto grande passione per la musica, già da bambino suonavo diversi strumenti. A vent’anni ho abbandonato gli studi di Economia, per trasferirmi a Vienna dove ho studiato canto e recitazione. Il musical mi è sembrato da subito la mia strada».

    Quali sono stati i tuoi lavori d’esordio?

    «Ho iniziato con Romeo & Juliet, e poi i più classici West Side Story, Hair, fino a We Will Rock You dei Queen».

    Cosa farai da “grande”? Continuerai ad occuparti di teatro o tornerai ai tuoi studi di economia?

    «Gli studi di Economia sono riuscito a terminarli tra un tour e l’altro prendendomi una laurea per corrispondenza, perché altrimenti con gli impegni teatrali sarebbe stato impossibile. Quello che è certo è che non lavorerò mai in banca. Vorrei perciò, una volta lasciato il palcoscenico, e mi auguro il più tardi possibile, continuare a lavorare per il teatro, conciliando i miei studi economici alla produzione artistica, magari nel management».

    Il musical si ferma a Trieste ben due settimane, cosa farai nel tempo libero?

    «A dire il vero la sensazione è quella di essere in vacanza, sono molto eccitato e ho intenzione, nel tempo libero, di visitare tutta la città».

    La speranza è quindi, per le fan triestine a caccia di autografi e foto ricordo, quella di incontrare il biondissimo attore nei panni del turista, augurandosi che le sue origini teutoniche non tradiscano, a proposito di aspetto e abbigliamento, l’intramontabile e indigeribile usanza tedesca del sandalo abbinato al calzino bianco.

    Alessandra Ressa 

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