Ansia in famiglia, la psicologa Marconi: «Bisogna "slegarsi" dai propri cari»

  • SALUTE La psicoterapeuta alla Ubik di Gorizia: «Necessario porsi domande, e, con l'aiuto di un esperto, cercare in se stessi le risposte»
  • 26.4.2012 | 14.02L’ansia è uno stato psichico molto diffuso, e può scaturire, nella vita di ogni giorno, in vari contesti, da quello personale a quello lavorativo. Il primo fra tutti può essere quello familiare.

    Affrontare e risolvere l’ansia in famiglia è stato proprio il tema focale della conferenza - dibattito aperta al pubblico, tenutasi sabato alla libreria Ubik di Gorizia dalla psicologa e psicoterapeuta Magda Maddalena Marconi, e intitolata “Stare bene o stare male in famiglia: come affrontare i problemi d’ansia”.

    L’ansia in famiglia è fortemente connessa alla capacità che una persona ha di “slegarsi” dai propri genitori o figli. Se infatti un individuo non sente la presenza di tensioni, aggressività, rabbia, o addirittura paura e disperazione nei confronti di essi, può considerarsi slegato, e quindi libero nel vivere la propria vita in autonomia, lontano dall’influenza della famiglia; nel caso in cui, invece, tali sentimenti si manifestino più o meno prepotentemente, la persona non si può considerare indipendente rispetto al famigliare in questione.

    Quest’ultima situazione non solo può danneggiare chi ne viene colpito, ma anche propagarsi fra le persone che si relazionano con esso. L’ansia sospesa può portare a controllare morbosamente il proprio partner o figlio, proiettare su di esso ciò che si voleva ricevere ma non si è mai ricevuto, o peggio ancora, a volersi sostituire all’altro, nel fare qualcosa. In questo ultimo caso “si assiste al soffocamento di chi vede scegliere qualcun altro per sé, ma anche di chi si trova a dover guidare l’altro che, senza il suo sostegno, si sentirebbe perduto”, come spiega la Marconi.

    È necessario quindi porsi delle domande, e, per mezzo dell’aiuto di uno psicoterapeuta e di letture specifiche, cercare in se stessi le risposte che, trovandosi in noi, saranno quelle più vere, quelle più appropriate alle nostre esigenze e condizioni.

    Fra le ultime riflessioni dell’incontro, Magda Maddalena Marconi riprende metaforicamente la domanda “Vuoi guarire?” che Gesù pose al paralitico, nel Vangelo di Giovanni, definendola come un quesito che ognuno di noi dovrebbe rivolgere a se stesso, interpretando la figura del paralitico come la nostra immagine appesantita dal fardello di problemi che ci portiamo sulle spalle.

    La domanda diventa così “Vuoi farcela da solo, con le tue forze?”; la risposta affermativa porta a reagire, a lottare, e quindi a vincere, quella negativa comporta una sorta di punizione inflitta a se stessi. La metafora, ripresa in chiave psicologica e non teologica, costituisce il filo conduttore del ciclo delle opere dell’autrice, brevemente presentate nel corso della conferenza, nonché la chiave per i nostri disturbi, con il prossimo e con noi stessi.  

    Maggiori informazioni in merito all’attività e ai libri di Magda Maddalena Marconi possono essere ritrovate sul suo blog.

    Elisa Boemo

     

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