31.3.2012 | 19.45 - È stata la Pina, l'acclamata ospite della serata finale e di premiazione di Taglia Corti, a intrattenere il pubblico giovedì sera al Teatro Miela. Giunti alla terza edizione del concorso che ha premia i migliori cortometraggi con compensi in denaro, lo staff della web radio dell'ateneo triestino, RadioInCorso, ha voluto "esagerare" volendo la veejay come membo della giuria della categoria dei video musicali.
Fatta accomodare come lei usa fare nel suo programma Queen Size in onda su Deejay Tv su un letto low budget Ikea, Enrico Matzeu, da presentatore si è calato nei panni dell'intervistatore:
Quali impressioni hai avuto di Trieste e dello spettacolo di Taglia Corti?
«Trieste è una città bellissima, anche perché mi sembra di aver capito che si ami il bere, e questo per me non è un problema! E il fatto che ci sia vento e renda la gente matta è ancora più bello. Del festival, mi sento onorata di essere qui, soprattutto perché vedere tante persone che ancora - per fortuna - fanno un grande lavoro per realizzare un festival come Taglia Corti è ammirevole e mi emoziona.
Come sei entrata nel mondo del rap?
«Ma io nelle cose non entro, ci inciampo, e nel mondo del rap ci sono quindi caduta. Ora faccio ancora qualche collaborazione ma mi dedico interamente alla radio.
Cosa deve avere un video per colpirti visto che ti trovi nel ruolo di giurata quest'anno?
«Un video deve avere la magia, deve avere l'idea che nessuno ha ancora avuto».
Che significato ha il tuo nome d'arte, la Pina?
«Ero la più piccola di un gruppo d'amiche chiamate “le pine” e quindi io ho voluto rimanere legata a questo nome. Poi la Pina è un soprannome famigliare, che trasmette calore. In fondo tutti se ci pensiamo hanno una pina in famiglia!».
Visto che bene o male fai entrambe, meglio la radio o la tv?
«Per me meglio la radio, anche perchè sono più brava. In radio spacco! È un lavoro che mi piace molto, nelle giornate più brutte, quando tutto mi va male, quando vado in radio penso “almeno c'è la radio”; quando sono in vacanza per quelle due settimane all'anno, maledico il mio sostituto perchè vorrei esserci io a fare il mio lavoro».
Come hai cominciato a fare radio?
«Ho cominciato come voce supporto ad un programma di dj Albertino. Alla fine sono rimasta solo io e Linus ha voluto scommettere su di me e mi ha voluto nel suo staff a Radio Deejay».
Secondo te, è importante fare la gavetta al giorno d'oggi?
«Certo, è importante sì! Qualunque sia il campo in questione oggi bisogna fare un bel po' di gavetta per entrarci. Solo quando sei davvero appassionato a una cosa e riesci a sopportare tutto il periodo e le umiliazioni della gavetta, ce la fai».
Perchè secondo te sei diventata un'icona gay così acclamata?
«Io non sono lesbica, molti dicono che lo sono e mi arrabbio per questo tipo di pregiudizio che la gente ha nei miei confronti. Io sono ebrea e quindi in questo caso mi sento far parte di una minoranza; quando si fa parte di una minoranza, che sia di carattere religioso, politico, sessuale,ecc., alla fine ci si intende con tutte le minoranze. Come personaggio pubblico quindi penso che si finisca con questi presupposti a dover rappresentare qualcosa che non è dentro i canoni».
Hai davvero molti tatuaggi, qual è stato il primo e che significato hanno per te i tatuaggi?
«A me piacciono le cose definitive. Sono cresciuta da sola e i tatuaggi, nel mio caso, mi fanno molta compagnia. Il primo l'ho fatto a Londra all'età di 13 anni, un delfino.
Ti dichiari sola ma abbiamo visto che utilizzi molto i social network, che rapporto hai quindi con loro?
«Mi piacciono molto anche perché io sono una persona davvero curiosa e quindi ficcanasare nelle vite altrui mi piace. Quando la mattina all'inizio dei miei programmi chiedo ai miei ascoltatori “ciao che fate?” in realtà mi interessa davvero molto di quello che fanno i miei ascoltatori! Non è un intercalare. Un consiglio poi che lascio ai giovani è quello di focalizzarsi appunto su una specifica domanda, interesse nella vita, come faccio io banalmente ogni mattina con il mio “ciao che fate”: tutto il resto poi verrà da sé. Garantito».
Intervista raccolta da Jessica Cancian