20.5.2016 | 19.08 – A Trieste certo non mancano locali dove poter bere uno spritz, una birra o un cocktail la sera. Questo genere di intrattenimento serale, che ha qualcosa di tipicamente triestino (se lo possiamo dire) crea un legame tra il cliente e il locale. I locali che frequentiamo spesso trattengono tanti ricordi, come ad esempio, i dolci ricordi di amori iniziati, o peggio, ricordi di amori finiti e affogati nell’alcol “per dimenticare”. Insomma, tutti noi possiamo raccontare almeno un aneddoto di qualsiasi genere vissuto dentro un locale.
C’è da dire che, forse, in pochi conoscono veramente la storia del locale che frequentano, vissuta attraverso i racconti dei proprietari. I gestori (e spesso pure banconieri) sono “personaggi praticamente pubblici”, che accompagnano ogni cliente nelle proprie serate, spesso confortandolo (pensiamo alla tipica figura del “barista psicologo” da film). Professionisti di bevande, intrattenimento e comunicazione e alle volte s’improvvisano anche “butta fuori”.
Da qui l’idea di intervistare i due gestori del Naima, Franco Bulli e Daniele Federici, gestori, soci e amici.
Il NAIMA dopo 16 anni di attività chiude i battenti. Merita di essere raccontato da questi due personali punti di vista perché non si tratta solo di un bar ma una piccola istituzione triestina. Non solo cocktail e aperitivi ma anche letteratura, poesia e ottima musica.
Intervista:
Partiamo dall’inizio. Il Naima apre nel 2000…
Il Naima apre nel 2000, Io Franco, decido di aprilo per portare qualcosa di nuovo a Trieste. Un locale come lo avrei sempre voluto io, una “visione diversa”, rispetto quello che si trovava in quegli anni in città.
Daniele arriva poco dopo. Avevamo 39 e 26 anni e iniziavamo quest’avventura in via Rossetti.
Cosa proponeva di innovativo il Naima?
Il Naima nasce come cocktail / wine bar con lo stampo da Jazz Club. La qualità dei drink e sopratutto della musica erano le nostre linee guida. Proponevamo musica dal vivo con esibizioni di artisti locali . C’erano anche i DJ SET che all’epoca erano molto più rari: non c’erano così tanti DJ in circolazione. Siamo stati tra i primi locali a proporre questo genere di intrattenimento musicale. La dj Nanou ha suonato da noi il suo primo set, per esempio.
Le nostre serate erano divise in due parti: la prima a base di cocktail e jazz e poi ci si trasformava in un “disco bar” e si ballava tutta la notte. La musica era selezionatissima, assolutamente non commerciale anzi molto ricercata, si ballava elettronica contaminata dal jazz o l’acid jazz.
Poi avete inventato anche il vostro personale evento “shampoo” nel 2002…
Sciampo! La palestra di ardimento letterario del giovedì sera! Un’idea di Franco e Stefano Dongetti.
Un’occasione per tutti per leggere e recitare qualcosa davanti al pubblico.
Un ‘idea molto azzardata quella di mettere la gente e sopratutto clienti di un bar su “un palco” a Trieste…
Un’idea molto azzardata e fatta anche per provocazione. Il pubblico era da conquistare perché ovviamente non tutti gli avventori potevano essere interessati a trovarsi una cosa simile dentro un bar. Fummo sorpresi anche noi poi nel vedere che da evento in sordina divenne addirittura ingestibile per le troppe presenze e per i dibattiti che faceva venire fuori durante le letture.
I triestini iniziavano ad affezionarsi al locale?
La clientela sempre di più si è riconosciuta nel nostro locale, percepivamo di essere compresi e che le nostre linee guida venivano apprezzate .Si respirava davvero una bella atmosfera.
Qualche nome famoso che è passato da voi?
Sono tantissimi e non posso citarli tutti. Al momento mi vengono in mente: Francesco Barzatti (nominato migliori sassofonista italiano dalle riviste specializzate di quegli anni) e i Licaones, gli Elephant, un gruppo svizzero fantastico! poi Aljosa Jeric, Tom Hmeljak e tanti altri…E aggiungo che a parte i grandi nomi, da noi hanno suonato anche i ragazzi del Tartini e i circoli musicali.
Il Naima era diventato un punto di riferimento?
Il Naima era diventato un punto di riferimento per coloro che sapevano coglierne lo spirito, per gli artisti o gli aspiranti musicisti e per tanti studenti stranieri della SISSA o del Centro di Fisica.
Non c’è mai stata, in quegli anni, una particolare affluenza universitaria. Gli studenti sono sempre stati presenti, certo, ma per lo più nelle ore tarde.
Nel 2011 apre l’Aqvedotto, il fratello diurno del Naima…
La proposta come locale rimane più o meno la stessa del Naima, la clientela è ovviamente più eterogenea. L’Aqvedotto è il fratello adulto del Naima, quello più serio.
Nel 2012 il Naima si trasferisce in Via San Francesco, al posto della “Buca di San Francesco” diventando anche ristorante..
A causa del trasferimento passò molto tempo prima di trovare una nuova location per il Naima e lasciando “orfani” i nostri clienti affezionati ne perdemmo tanti. La zona era ostica e altri clienti non percepivano più l’atmosfera degli anni precedenti.
Del tutto comprensibile! Eravamo costretti a tenere i volumi molto bassi a causa di una vicina un pò troppo irritabile. Almeno lo Sciampo procedeva bene, il posto regalava un’ottima intimità e un pubblico più scelto.
Poi nel 2014 un altro trasloco in Viale XX Settembre..
Prendere il Viale 39 / Makaki è stata l’ennesima sperimentazione. Ci siamo messi nell’ottica di scendere a compromessi più commerciali, anche per adeguarci alla richiesta dei clienti, che dal 2000 è molto cambiata. insieme alla gestione dei locali a Trieste.
Il locale in viale è uno dei posti più belli di Trieste dove fare festa, sicuramente il più bello in questa parte di città. La clientela è un pò cambiata e ma ci ha accolto sempre bene.
Le serata fatte qui ci hanno portato grandi soddisfazioni, abbiamo collaborato con tante realtà, come ad esempio Trieste is Rock.
Siamo sempre e comunque rimasti tali e quali nonostante i compromessi più commerciali e possiamo davvero dire di esserci divertiti in quest’ultima gestione.
Dopo tutti questi anni e l’imminente chiusura, quali sono i vostri pensieri?
A Trieste c’è stata un’ evoluzione per i locali e gli eventi. Il numero di bar è notevolmente cresciuto, più bar ci sono e più clienti avranno da fare una scelta. E’ perciò necessario distinguersi e offrire un certo tipo di servizio, essere sempre attenti al cliente e al proprio stile. Il nostro punto di forza è avere investito tanto nella musica con un’ ispirazione europea e sopratutto aver sempre mantenuto il nostro stile e la qualità dei nostri servizi.
Ora non ci resta che festeggiare insieme a tutti i nostri affezionati! Ieri c’e stata festa e oggi pure, domani grande finale con Antonio e la sua Jotassassina!
Giulia Livia
Foto: Duccio Zennaro
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